Abel Ferrara, sogno un film senza sceneggiatura

VENEZIA – Ad Abel Ferrara resta un sogno: “Fare un film senza sceneggiatura: uscire per strada con la troupe e vedere quello che succede”. Così il regista de ‘Il cattivo tenente’ oggi al Lido dove ha presentato, fuori concorso, ‘Sportin’ Life’, la sesta incarnazione del progetto artistico internazionale Self, curato dal direttore creativo di Saint Laurent, Anthony Vaccarello. Non solo, il regista newyorkese, ormai da anni a Roma dove vive con la compagna Cristina Chiriac e la figlia Anna, riceverà il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker sempre nell’ambito della 77/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Per quanto riguarda ‘Sportin’ Life’ si tratta di un film collage in cui ci sono, alle stesso tempo, tracce e spezzoni di molti suoi film, elementi della sua vita poco ortodossa del passato, momenti di vita quotidiana durante il lockdown e anche la sua singolare visione dell’arte. Ci sono poi il Ferrara musicista, i suoi collaboratori di sempre, la sua giovane compagna e la loro figlia Anna di cinque anni e alcune conversazioni con il suo attore feticcio William Dafoe.

“Le parole più belle che un regista possa ascoltare sono sentirsi dire: fai quello che vuoi! Ma questa è una cosa che non ti capita mai. Mi sono sempre approcciato al cinema – spiega Ferrara al Lido – con l’idea di non fare mai qualcosa di finto, ma con tanta voglia verità. Un po’ come facevano De Sica e Pasolini che sono tra le mie radici”. Per il regista “l’aspetto positivo di questo incubo che è stato il lockdown è che ognuno di noi si è ritrovato a fare un bilancio della propria vita. E poi – aggiunge – io mi sono ritrovato a passare tanto tempo con mia figlia Anna e con la bellezza della solitudine di Roma, del vuoto che c’era”. E ancora il regista sulla lavorazione di Sportin’ Life: “Molte cose, mi autodenuncio, le ho girate di nascosto, intorno a casa mia. La necessità, si sa, è la madre di tutte le creatività. Sono rimasto entusiasta dell’aver fatto in quell’occasione un po’ il giornalista, una cosa che capita sempre quando si fa un documentario”.

Infine, per quanto riguarda politica e il Covid sottolinea: “Vivo qui, in Italia, ma per capire davvero le cose politiche di un Paese bisogna essere nato in quel posto. Così nessuno capisce Trump come lo capisco io. È cresciuto nel mio stesso periodo, ho vissuto esattamente nella sua stessa cultura e, in periodo di pandemia, capivo così la sua mentalità, quello che diceva e perché lo diceva . Gli Usa – conclude Ferrara – sono un po’ come un palco teatrale e Trump è un presidente che a volte ricorda un personaggio shakespeariano”.


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