Adesso Di Maio frena sui decreti Sicurezza: “Non cambiamoli ora”

A un anno dalla sua nascita, il governo giallorosso accelera per modificare i decreti Sicurezza di Matteo Salvini. Negli ultimi giorni Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sembrano aver trovato la quadra per superare i decreti introdotti dall’allora ministro dell’Interno per disciplinare l’immigrazione clandestina.

Il piano del Conte-bis è quello di smantellare, pezzo dopo pezzo, il provvedimento dell’ex titolare del Viminale. A partire dall’eliminazione delle (salate) multe alle Ong: ad oggi, infatti, è prevista una sanzione che va da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione – con tanto di sequestro dell’imbarcazione – in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane. Inoltre, i nuovi decreti permetteranno ai richiedenti asilo di accedere alla protezione umanitaria.

Come detto, la quadra è stata trovata dopo settimane di trattative. Ora, però, arriva la frenata di Luigi Di Maio. Un anno fa, nei giorni in cui il Conte-bis stava prendendo forma, l’allora leader dei pentastellati rispondeva a muso duro ai futuri alleati di governo del Pd: “Non ha senso parlare di modifiche ai decreti Sicurezza; vanno tenute in considerazioni le osservazioni del Capo dello Stato ma senza rivedere le linee di principio”. Negli ultimi dodici mesi l’attuale ministro degli Esteri deve aver cambiato idea, ma nelle ultime ora ha invitato la maggioranza a prendere tempo, evitando di modificare i decreti Sicurezza in piena estate, quando i flussi migratori sono più corposi.

Intervistato da La Repubblica, infatti, il titolare della Farnesina ha sottolineato come l’intesa sui testi trovata dalla maggioranza giallorossa debba essere rispettava, ma allo stesso tempo ha posto la questione delle tempistiche. Queste le sue parole: “Il problema è altrove e i tempi in politica sono fondamentali. Non dobbiamo sottovalutare l’impatto di queste notizie sulle popolazioni africane”.

“Sui decreti Sicurezza c’è un accordo per recepire le osservazioni del presidente della Repubblica e questa intesa va rispettata, ma dirlo in piena può creare un effetto illusorio per i migranti. Devono capire che nessuno sta parlando di riformare la disciplina della cittadinanza o dei permessi di soggiorno, ha aggiunto sempre Di Maio, che chiede così all’esecutivo di prendere altro tempo. E di aspettare, chissà, l’arrivo dell’autunno.

Sul finire della chiacchierata con Rep, infine, l’ex numero uno dei M5s ha sottolineato la necessità per il Belpaese di investire in politica estera, guardando in primis alla Tunisia e alla Libia: “Favorire occasioni di sviluppo nei Paesi vicini in difficoltà è il solo modo per frenare i cosiddetti migranti economici. Il punto non sono gli sbarchi, ma le partenze. I primi alimentano solo la propaganda di pochi. Dobbiamo intervenire alla radice e l’Italia deve trovare il coraggio di farlo attraverso una politica più attiva nel Mediterraneo, anche in termini di risorse”.



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