Alleati della Spagna e dello Statalismo

Quella che va profilandosi in Europa è un’alleanza politica che unirebbe la Spagna, l’Italia e il Portogallo. Non a caso in questi giorni Giuseppe Conte sta incontrando i suoi colleghi iberici (oltre che con lo spagnolo Pedro Sanchez ha fissato un meeting pure con il portoghese Antonio Costa), vicini a lui nella volontà di contrastare il rigorismo dei paesi nordici. Per giunta, questi paesi del Sud Europa sono governati da un mix tra vecchia sinistra e nuovo populismo. Non c’è allora da sorprendersi se a Roma, Madrid e Lisbona i governi stiano facendo tutto il possibile per difendere logiche assistenziali e redistributive. Questi signori, però, scherzano con il fuoco. Si farebbe un grave errore, infatti, se s’imboccasse una strada di questo tipo e se un po’ alla volta si facesse dell’Europa meridionale un’area che, in nome della «solidarietà» comunitaria, ambisca a vivere a spese di altri. E però questo è l’orientamento di dirigenze politiche che, di fronte alla crisi, sanno immaginare soltanto soluzioni dirigiste. Basti vedere come in Italia perfino il termine «semplificazione» ormai non evochi più l’esigenza di avere meno regole e meno Stato, ma stia invece a indicare è sufficiente ricordare l’ultima iniziativa del governo la volontà di velocizzare nuovi interventi statali: grandi opere, appalti pubblici e via dicendo. Tra quanti ci governano, nessuno immagina una società che torna a intraprendere e produrre ricchezza in maniera autonoma: senza aiuti di Stato.

L’Europa meridionale controllata da socialisti e populisti non ha capito che una vera ricostruzione dovrà partire dal basso, dalle imprese, obbligate a soddisfare il pubblico e a competere tra loro. Il socialismo mediterraneo che Conte, Sanchez e Costa stanno costruendo è la riprova che non è facile lasciarsi alle spalle il passato. Quasi mezzo secolo fa proprio in questi paesi latini fu elaborato quell’eurocomunismo che pretendeva di coniugare socialismo e libertà individuali. Fu un fallimento e il tutto finì nella spazzatura della storia. Non è però scomparsa, in nessuno di questi paesi, l’egemonia di una cultura molto ideologizzata e in fondo autoritaria, che unisce cascami del pensiero marxista e una furbesca attitudine a comprare il voto grazie a politiche demagogiche. C’è solo da sperare che l’Europa nordica sappia resistere di fronte a tanta arroganza e a queste intimidazioni da mendicanti molesti: anche perché tutto ciò danneggerebbe non soltanto chi sarebbe costretto a pagare il conto, ma alla fine pure i destinatari di tali elemosine.



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