Altro che pulizia tra le toghe: Palamara slitta a settembre

A tredici mesi dall’esplosione del «caso Palamara», il Consiglio superiore della magistratura non riesce a iniziare il procedimento disciplinare contro l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e gli altri cinque ex membri del Csm finiti sotto accusa. Con buona pace degli impegni solenni a fare pulizia presto e senza sconti, l’intera faccenda è destinata a essere rinviata a dopo le vacanze.

L’udienza di martedì prossimo davanti alla sezione disciplinare, infatti, si risolverà in una mera formalità. Non perché, come ipotizzato nei giorni scorsi, Luca Palamara intenda chiedere il rinvio per un impedimento del suo legale. Anzi, Palamara preme perché l’udienza si faccia. Ma il clima in Csm è tale per cui nessuno scalpita dal desiderio di maneggiare la patata bollente costituita dal procedimento contro il pm romano e dal suo tentativo di allargare a dismisura il terreno, interrogando 133 testimoni tra cui gli interi gruppi dirigenti delle correnti delle toghe.

Così martedì la sezione – presieduta dall’avvocato lodigiano Emanuele Basile, leghista, si limiterà a incardinare il procedimento, a ascoltare le richieste e le eccezioni dei sei incolpati, poi rinvierà tutto a settembre. E a settembre cambierà anche la composizione della sezione: fuori un professore di area grillina, Filippo Donati, dentro – e con funzione di presidente – un altro docente indicato dai 5 Stelle, Fulvio Gigliotti. Poco cambia, ma intanto altri due mesi saranno andati.

La sezione martedì non affronterà nemmeno la ricusazione presentata da Palamara contro Piercamillo Davigo, cui vengono attribuiti pregiudizi colpevolisti, né discuterà quali testimoni ammettere, e nemmeno entrerà nel merito delle eccezioni preliminari. L’intero affaire dovrà venire affrontato a settembre dalla nuova sezione. Cui toccherà rispondere in qualche modo alla tattica processuale di Palamara, che ieri, in una intervista a Radio Radicale, giura che il suo piano «non è quello del muoia Sansone con tutti i filistei». Ma è chiaro che, se necessario, l’uomo intende trascinare nel suo crollo un bel po’ di nomi e sopratutto un intero sistema.

È spiega Palamara, «il sistema delle correnti», che «dopo le vicende emerse dolorosamente legate al mio nome, è arrivato a un punto di non ritorno. Un sistema che introduce un carrierismo sfrenato che ha fatto perdere la bussola anche a me». Un accenno di autocritica (piuttosto blando) da parte di un uomo che del sistema correntizio è stato esponente di punta e navigatore esperto, per anni calato appieno nel malcostume che oggi vuole denunciare. E che ora come strumento «per fare saltare il sistema delle correnti» indica la nomina per sorteggio dei membri del Csm: ovvero la riforma che l’Anm di cui era presidente ha sempre liquidato come «incostituzionale».

I 133 testimoni indicati nella sua lista, afferma Palamara, «sono funzionali a esplicare il mio sacrosanto diritto alla difesa». In questa linea di difesa, sottolinea, c’è anche di «potere fornire fatti e notizie circostanziati su vicende importanti». È il tasto su cui il pm in questi giorni sta insistendo maggiormente, evocando – a volte con dettagli, a volte più vagamente – vicende a sua conoscenza che dimostrerebbero come la lottizzazione e gli accordi sottobanco, nonché le relazioni informali con i politici, fossero prassi costante dentro il Csm, e abbiano portato a nominare magistrati che occupano tuttora posti di rilievo.



Fonte originale: Leggi ora la fonte