Altro che totale fiducia degli italiani: sei su dieci bocciano l’operato del premier

Giuseppe Conte è ormai un generale senza truppe. Il capo del governo invoca (ancora) i pieni poteri. Per rimanere incollato alla poltrona di Palazzo Chigi. Ma il popolo italiano gli rifila una sberla. Un sondaggio del 10 luglio, realizzato da Termometro Politico, indica che il 59% degli italiani non ha più fiducia nel presidente del Consiglio. Due anni fa, Conte ha varcato l’ingresso di Palazzo Chigi presentandosi come l’avvocato del popolo: quel popolo l’ha perso per strada. Oggi è semplicemente l’avvocato della sua corte. Una corte che sogna di fondare un partito per assicurarsi un futuro nelle stanze dei bottoni. Nella rilevazione sull’indice di gradimento del premier, il 48,6 degli intervistati risponde di non aver per nulla fiducia in Conte. Il 10,4 degli italiani ha poca di stima nelle capacità di governo dell’avvocato. Il risultato è una sonora bocciatura: 6 italiani su 10 non si fidano più di Conte. Luna di miele finita.

Ma c’è un altro dato, contenuto nel sondaggio, che certifica il fallimento del Conte bis: il 39% degli italiani ritiene che sia colpa del governo se il Pil italiano crollerà di più rispetto a quello degli altri Stati dell’Europa. Una popolarità in picchiata. A nulla valgono i «sondaggi farlocchi» fatti filtrare da Rocco Casalino che dipingono il premier come «un Salvatore» della nazione. Con un consenso ai minimi termini, il premier punta solo a blindare la permanenza a Palazzo Chigi. Soprattutto con il rientro post-estate. Quando la crisi sociale ed economica, frutto di scelte sbagliate del governo, comincerà a farsi sentire. L’idea di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020 è una mossa per tenere stretta la poltrona. Respingere congiure di Palazzo (degli alleati). Conte ormai vede nemici ovunque. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio incontra Mario Draghi: la notizia piomba sui giornali in una fase delicata per l’esecutivo. Mentre si tenta di sciogliere il nodo sulla revoca delle concessioni ad Autostrade. Matteo Renzi e Dario Franceschini flirtano. Tutti segnali che indicano come la pazienza sia finita. Con la mossa della proroga dello stato di emergenza, Conte sogna (e spera) di ricominciare con le conferenze notturne, i Dpcm, i discorsi alla nazione a reti e social unificati. Il premier vuole ritornare al centro dell’attenzione. Ma tralascia un dato: gli italiani l’hanno mollato. Il sondaggio lo certifica. Ma stavolta lo stop (ai pieni poteri) non arriva solo dalle opposizioni. I malumori serpeggiano anche tra Pd e Cinque stelle. Il presidente del Consiglio si era fatto già il suo piano: altri cinque mesi di poteri pieni.

Ma non c’è solo l’ostacolo (più grosso da superare) del malcontento nella sua maggioranza. Per la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 luglio, è necessario non un Dpcm ma una delibera in Consiglio dei ministri, su cui il premier riferirà in Parlamento. Non sarà una passeggiata. Soprattutto con gli italiani che fuori dal Palazzo vogliono defenestrare il generale Conte.



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