Arriva il giorno delle tasse, imprese in ginocchio. Salvini: “Aiuteremo chi non ce la fa”

Colpire al cuore l’economia senza badare a spese. Ecco l’ultima crociata dei giallorossi. “Oggi 5 milioni di lavoratori Italiani (soprattutto partite Iva) dovranno pagare 8 miliardi di tasse, senza sconti e senza rinvii. Dopo quattro mesi di chiusura… Incredibile. Aiuteremo chi non potrà pagare, non per malafede o cattiva volontà, ma per difficoltà vera. #governoladro”. Questo il tweet del leader della Lega, Matteo Salvini. È il tax day. Il giorno delle tasse. Il giorno in cui il Paese mette mano al portafogli. E il mancato rinvio delle scadenze fiscali rischia di mettere in ginocchio le imprese già fiaccate dalla crisi di liquidità innescata dal coronavirus.

L’allarme arriva da Confcommercio: “Abbiamo segnalato, nei giorni scorsi, quanto siano severi i dati sull’andamento dei consumi. Una caduta su base annua, a giugno, del 15% e di quasi il 30% nel complesso del secondo trimestre. Sono dati che rendono chiaro quanto sia difficile la situazione e quanto sia profonda la crisi di fatturato e di liquidità”. Il governo non prende atto di una situazione che, di fatto, vedrà tantissime imprese e tantissimi lavoratori autonomi impossibilitati a procedere ai versamenti nei termini fin qui previsti (20 luglio o 20 agosto con maggiorazione dello 0,4%).

È una tragedia nella tragedia. Qualcosa che rischia di diventare farsa. “Bisogna trarne le conseguenze”, fa sapere Confcommercio in una nota. Il centrodestra aveva chiesto un rinvio a settembre. Ma il “no”, netto, dei giallorossi ha di fatto complicato le cose. Il Tesoro ha confermato la propria linea: con un rinvio si sarebbe rischiato un “grande ingorgo fiscale” a settembre, afferma il viceministro dell’Economia Antonio Misiani. “Strumentalizzare politicamente la questione dei versamenti dovuti il 20 luglio e fare passare il governo come nemico dei contribuenti è assurdo, se pensiamo a quanto è stato deciso in questi mesi”, scrive in un post su Facebook, spiegando che “spostare anche i versamenti di giugno (già prorogati al 20 luglio) a settembre creerebbe un grande ingorgo fiscale, in un periodo nel quale tra l’altro i dati puntuali dei versamenti sono necessari per la stesura dei documenti di programmazione economica e finanziaria del governo”. L’imperativo è, dunque, sacrificare chi fa impresa in nome della burocrazia. Con uno Stato incapace di fare i compiti a casa.

Misiani pubblica un post intitolato “Sei punti per fare chiarezza sul tema della proroga dei versamenti“. I versamenti del 30 giugno sono stati regolarmente effettuati dai contribuenti che non beneficiano del regime forfettario e non sono soggetti agli Isa. “Questo dicono i dati”, prosegue. “Per Isa e forfettari, per venire incontro alle richieste soprattutto dei piccoli studi professionali, il governo è già intervenuto posticipando la scadenza del 30 giugno al 20 luglio, oppure al 20 agosto con una maggiorazione dello 0,4%.

“Ci vuole ordine. Necessaria una riforma del fisco, speriamo nella legge di Bilancio”, aggiunge Misiani. “Il governo ha fatto molti interventi per le piccole e medie imprese. Nel 2020 taglio di tasse 7 miliardi e mezzo, eliminata Irap e crediti di affitti e sanificazione, no Imu per alberghi, no plastitax e sugartax. Misiani ricorda le misure adottate: dall’eliminazione della rata dell’Irap di giugno alla cancellazione permanente delle clausole di salvaguardia Iva e accise che, afferma, valgono complessivamente 7,5 miliardi di tasse in meno nel 2020; 21,2 miliardi nel 2020; 28,5 miliardi annui dal 2022.

Critico il centrodestra. “In questi mesi di Fase 2 si è prorogato tutto: la chiusura delle scuole, lo smart working, la riapertura dei cantieri e si parla addirittura di una proroga dello stato di emergenza. Tutto si è rinviato fuorché il pagamento delle tasse! Chi protesta per questo ha ragione senza se e senza ma e lo fa pur sapendo di rischiare, oltretutto, anche delle sanzioni. Il governo non ha dato soluzioni, non ha dato liquidità. Chi domani dovrà staccare un assegno ha dovuto fare tutto da solo: resistere 3 mesi di lockdown senza guadagnare e trovare anche il coraggio di riaprire. Adesso, senza guadagni, dovranno indebitarsi per pagare le tasse perché questo governo sanguisuga non sa dove prendere i soldi. Insomma, i contribuenti devono cantare e portare la croce”. Così, in una nota, la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli.

Mentre Antonio Tajani, vicepresidente azzurro, afferma: “Lo Stato ha cinquanta miliardi di debiti con le Pmi che non paga e pretende che oggi ci siano adempimenti fiscali che creano soltanto difficoltà a imprese che già rischiano di chiudere. Si poteva benissimo rinviare alla fine dell’anno, non avevano voluto farlo nonostante le assicurazioni”.



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