“Attentato alla Costituzione”. Che cosa accade in Parlamento

La votazione in Parlamento circa la tanto discussa proroga dello stato di emergenza fino alla fine dell’anno in corso, tanto sbandierata e voluta dall’ormai traballante premier Giuseppe Conte, è in programma per martedì prossimo, 14 luglio. La manovra per tenere di fatto ancora una volta in panchina Camera dei deputati e Senato e guidare il Paese a botte di dpcm sarà affrontata proprio in Parlamento, come preannunciato dal presidente di palazzo Madama Elisabetta Casellati, dinanzi ai microfoni dei cronisti.

Obiettivo del presidente del Consiglio quello di ampliare fino al prossimo 31 dicembre 2020 la possibilità di determinare le sorti dell’Italia, con la motivazione ufficiale di contrastare l’epidemia di Coronavirus, che in realtà da tempo non presenta più quelle criticità per le quali lo stato di emergenza era stato dichiarato il 31 gennaio dell’anno in corso, come sottolineato e ribadito con forza da numerosi virologi ed esperti del settore.

“Non vi dovrete sorprendere se la decisione sarà di prorogare lo stato di emergenza, perché se non lo prorogassimo, non avremmo più neppure i mezzi e gli strumenti per continuare a monitorare, per poter intervenire”, ha detto il premier ai giornalisti durante la cerimonia del Mose. Probabilmente, visto il momento di crisi del governo, sia a causa dei numeri sempre più risicati specialmente in senato che per via di numerosi contrasti interni (a partire dalla questione Mes fino ad arrivare all’“affaire” autostrade-Benetton), la manovra del premier non dovrebbe poi così tanto sorprendere. Ne è convinto il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che non le ha mandate a dire al sedicente “avvocato del popolo”. “Con questa scusa, volendo prolungare lo stato di emergenza, si vuole continuare su questa cattiva strada perché solo così Conte e la sua maggioranza sperano, o meglio si augurano, di tenere in vita un Governo in coma dépassé”, ha attaccato il rappresentante del Carroccio.

Per attuare questa fase 2 del suo piano il presidente del Consiglio necessita di una delibera da parte del consiglio dei Ministri, che già nel gennaio del 2020 aveva avallato l’istituzione dello stato di emergenza.

Stavolta, tuttavia avverrà un passaggio in Parlamento, come annunciato da Casellati. “Martedì ci sarà in Parlamento un voto su questo e mi auguro che sia l’inizio di una democrazia compiuta, perchè in Parlamento e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione”, ha dichiarato il presidente del Senato.

Duro anche l’attacco del collega di partito Giorgio Mulè. “Il ’bis’ non richiesto che il premier Conte vuole concedere agli italiani sulla proroga dello stato di emergenza porta dritto allo svilimento dei poteri e del ruolo del Parlamento. Non si tratta più di condivisione o di rapporti normali tra maggioranza e opposizione, in questo caso ne va della qualità della democrazia stessa, già sfregiata dalle recenti forzature dei dpcm e delle limitazioni delle libertà costituzionali decise unilateralmente da palazzo Chigi”, affonda il portavoce in Camera e Senato di Forza Italia. “Doveva essere un passato che non doveva ripresentarsi e invece ritorna prepotentemente in maniera ancora più arrogante rispetto a prima. Non è in questo clima che si può pensare di far ripartire il Paese tenendolo ostaggio di un premier che pensa di poter arrogarsi pieni poteri. Chi imbraccia a sinistra la Costituzione se ne ricordi ed eviti di diventare complice di questo attentato, conclude il deputato azzurro.

Polemico anche Stefano Fassina, che definisce“preoccupante la proroga dello stato di emergenza proposta dal governo, sia per le implicazioni sul terreno sanitario, economico e sociale, sia sul terreno democratico”. “Sui rischi per la salute, l’affidabilità del ministro Speranza è provata sul campo”, aggiunge il rappresentante di Leu,“ma la dichiarazione dello stato di emergenza non può essere semplicemente oggetto di un’informativa del presidente del Consiglio alle Camere”. Sempre da Leu arrivano le considerazioni del capogruppo alla Camera. “L’eventuale proroga al 31 dicembre dell’emergenza nazionale per il Covid 19 non ha nulla a che vedere con i pieni poteri al presidente del Consiglio sul modello di Orban in Ungheria”, dichiara Federico Fornaro.



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