Autostrade al collasso: in coda per 7 chilometri. E la Liguria si ribella

La Liguria incolonnata, le autostrade del Lazio transennate, le gallerie a rischio crolli L’Italia si è interrotta. Ma davvero non era possibile pianificare i cantieri quando eravamo chiusi in casa? Può un governo lasciare paralizzare le infrastrutture in attesa di risolvere la disputa ingaggiata con Aspi? È quanto si è chiesto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che da giorni lo denuncia e che adesso, giustamente, si dice pronto a «un piano straordinario» perché se «la Liguria non la fanno partire loro, la farò ripartire io». Non è altro che quel «brutto biglietto da visita» di cui parla il sindaco Genova, Marco Bucci, e che per Matteo Salvini è l’intollerabile guasto nazionale: «Troppe code in Liguria. Governo, sveglia! Si parta coi lavori della Gronda, si riapra tutto quello che si può».

La Liguria sta invece sperimentando un altro speciale isolamento che non merita. Manca ancora una verifica sullo stato dei suoi viadotti da sempre fragili e il paradosso è che le verifiche ostacolerebbero la circolazione più di quanto già lo sia. Ieri, e per più di due ore, gli automobilisti che viaggiavano fra Savona e Genova hanno spento i motori a causa dei lavori (fino a 7 km quella sull’A26; solo 2 km quella fra Varazze e Arenzano. Sei ore servivano per percorrere Pietra Ligure e Recco). Ma prove di blocco erano già state effettuate sabato, lungo Nervi e Recco, per la chiusura integrale del traffico. Autostrade rifiuta ogni addebito e scarica la colpa dichiarando che «i disagi in Liguria sono legati alla necessità, indicata dal Mit ad Aspi, a fine maggio, di controllare di nuovo circa 185 gallerie già monitorate nelle settimane precedenti». Il governo lo sapeva? E se si, come ha potuto accettare queste chiusure indiscriminate? E infatti a sconvolgere non è tanto l’ordinaria manutenzione (altro se andrebbe fatta!), ma che venga fatta a ridosso dell’esodo estivo e dopo mesi in cui sarebbe stato sensato dettagliarla. Non è solo la Liguria.

Nel Lazio si lotta ormai all’ultimo calcinaccio. Il clima è così avvelenato che la caduta di massi sull’A12, Roma-Civitavecchia, è stata oggetto di un braccio di ferro (ancora un altro!) fra Autostrade e il comune di Santa Marinella di cui, afferma Autostrade, sarebbe la gestione del cavalcavia. È solo la dimostrazione plastica di come si è arrivati alla contesa del calcestruzzo fra la società sotto attacco e il governo Conte che non decide sulle concessioni. Solo per dirne una ancora. Per mettere un rattoppo al «manicomio» ligure è stato convocato, sempre ieri, un «tavolo» fra Aspi e il ministero dei Trasporti. Era rigorosamente a porte chiuse ma alle 17, ora fissata, nessuno delle due parti si era ancora accomodata. «Ho intenzione di firmare un’ordinanza dove si dispone di rivedere quel piano di lavori» ha dunque annunciato Toti convinto, com’è, che il piano di lavori previsto da Autostrade, e mai contestato da chi avrebbe dovuto, «è incompatibile con la sicurezza, con il diritto alla mobilità, il diritto alla libertà di impresa. È un piano folle contro la logica». Ordinanza che, va detto, potrebbe essere perfino impugnata dal governo, come teme il governatore, per mancata competenza sulle concessioni autostradali: «Spero non lo faccia e non si assuma questa responsabilità. In ogni caso chiederemo che la Liguria venga risarcita per i danni che sta subendo». Solo la Liguria?



Fonte originale: Leggi ora la fonte