Autostrade, il piano dell’azienda per trovare l’accordo col governo

L’accordo tra Aspi e governo sembra in dirittura d’arrivo, o per lo meno è quanto risulterebbe dopo alcune voci filtrate a seguito del consiglio di amministrazione che ha avuto luogo stamani.

Dopo la riunione, infatti, Autostrade per l’Italia parrebbe orientata ad accettare i punti messi in evidenza durante lo scorso mercoledì 8 luglio dai tecnici designati dall’esecutivo, a partire dall’innalzamento della cifra da destinare al risarcimento per la tragedia del ponte Morandi di Genova. Si dovrebbe passare quindi da 3 a 3,4 miliardi, da destinare alle varie voci di previsione di spesa individuate. Circa 700 milioni di euro andranno a rifondare la ricostruzione del ponte ed a coprire i risarcimenti da destinare a vario titolo al capoluogo ligure, ben 1,5 miliardi serviranno a garantire le spese per le opere di manutenzione straordinaria della intera rete autostradale in concessione ad Aspi, infine 1,2 miliardi saranno impiegati per affrontare la riduzione delle tariffe pianificata dall’Autorità dei trasporti, e che dovrebbe distribuirsi lungo tutto il periodo in cui la concessione resterà valida. Sempre secondo quanto pianificato, alla cifra in questione dovrebbero aggiungersi ulteriori 14,5 miliardi di euro di investimenti e 7 di manutenzioni, da spalmare fino al 2038.

La palla passa nuovamente nel campo della politica ed è proprio qui che emergono i contrasti più forti: da un lato, infatti, alcune frange dei Cinque Stelle spingono per ottenere una revoca incondizionata della concessione, dall’altra alcuni esponenti del governo giallorosso fanno pressioni per arrivare ad una modifica degli accordi di concessione alla famiglia Benetton.

Secondo quanto riportato da Agi, già in serata la proposta di Aspi dovrebbe arrivare sulla scrivania del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli. Dopo aver esaminato le carte col comparto tecnico del suo dicastero, il ministro presenterà l’offerta direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, fin da lunedì. Il giorno successivo, invece, sarà il consiglio dei Ministri a pronunciarsi in merito alla vicenda.

“Da utente costante quale sono, potrei fare da consulente gratuito sulle responsabilità dei gestori delle autostrade italiane, avendole girate in lungo e in largo e quindi sperimentato inefficienze e ritardi che hanno prodotto”, ha commentato Maurizio Gasparri come riferito da AdnKronos. “Ciò premesso, e al netto della diffidenza ispirata dalla famiglia Benetton che per anni ha affidato la propria immagine a Oliviero Toscani, penso che la revoca pura e semplice, di stampo essenzialmente politico-ideologico e targato M5S, della concessione ad Aspi innescherebbe una catena di fallimenti e danni colossali per il sistema produttivo e finanziario italiano”, ha aggiunto. “In attesa di avere notizie più chiare dal versante giudiziario sul crollo del ponte di Genova”, ha concluso, “credo che si debba lavorare ad un’intesa che preveda: a) minor margine di guadagno per il concessionario (attualmente troppo alto rispetto a qualunque altro tipo di investimento). b) una struttura di controllo davvero efficace ed efficiente. c) una formula diversa di coinvolgimento azionario, che escluda un esproprio di tipo sovietico e che non contempli un ruolo per l’Anas che oggi mi pare più un problema che una soluzione”.

Sulla questione si è espresso anche l’ex viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi. “Secondo me la revoca non la vogliono fare, vogliono fargli perdere in borsa soldi per fargli abbassare il costo delle quote e prenderne poi una parte. Un’operazione al limite della violazione delle leggi che regolano la Borsa, però è evidente che l’operazione è quella. Oppure”, dichiara ancora il deputato ligure del Carroccio, “l’altra opzione sarebbe costringerli ad un aumento di capitale e subentrare nell’aumento di capitale. Non vorrei che finisca che una finanziaria pubblica entra a dare liquidità ad una società che oggi è privata e poi magari sarà il pubblico ad accollarsi gli oneri eventuali delle compensazioni che invece dovrebbero spettare al privato”, affonda in conclusione Rixi. “Perché altrimenti che cavolo di punizione è se è il pubblico a metterci i soldi? E’ un regalo non una punizione!”.



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