Avanti, ma ancora molto piano, verso la fase dei “contagi zero”

Numero altissimo di nuovi contagiati, circa 34 mila, ma leggermente inferiore a ieri: 1700 nuovi casi in meno. Se si calcola 100 la strada che si doveva percorrere, dalla settimana di picco fino alla meta ‘zero contagi’, si può dire che siamo a circa 2/3 del percorso. E questo anche perché la fase decrescente dell’epidemia è molto più lenta di quella che ha portato al picco dei contagi di aprile. Caratterizzata anche da una battuta d’arresto di qualche giorno.

 Nel primo giorno della Fase 2, la Fondazione Hume riprende a misurare la temperatura dell’epidemia con uno strumento completamente rinnovato: la scala di temperatura assoluta, espressa in gradi pseudo-Kelvin.

“A differenza del termometro precedente, che si ispirava alla scala Celsius – spiega la Fondazione in una nota – il nuovo termometro, che si ispira alla scala Kelvin, possiede uno zero assoluto, corrispondente alla completa assenza di nuovi contagi, e un “tetto” (posto convenzionalmente pari a 100), che corrisponde a un flusso di nuovi contagi pari a quello della settimana di picco (collocata fra la fine di marzo e l’inizio di aprile). Oggi la temperatura è 33.9 gradi pseudo-Kelvin, in diminuzione di 1.7 gradi rispetto a ieri. In concreto significa che oggi il termometro segnala un numero di nuovi contagiati altissimo (circa 34 mila), ma comunque un po’ minore di quello di ieri: 1700 nuovi contagiati in meno”.

“Fatta 100 la strada che dovevamo percorrere dalla settimana di picco fino al raggiungimento della meta di zero contagi, possiamo dire che siamo a circa 2/3 del percorso”. Il grafico che fornisce la Fondazione per spiegare il suo ‘termometro’ mostra che la “discesa verso contagi-zero è molto più lenta dell’ascesa verso il picco e che, una decina di giorni dopo il picco, si è avuto un notevole rallentamento della discesa, seguito da una vera e propria battuta d’arresto”.

I dati sui quali si basa il termometro, spiega ancora la Fondazione Hume, “pur essendo aggiornatissimi (ultime comunicazioni della Protezione Civile), non possono misurare la velocità dei contagi in questo momento, ma solo quello che accadeva 2-3 settimane fa”. In più il termometro “permette di individuare tendenze, ma non può garantire che le tendenze individuate siano proseguite inalterate nelle ultime settimane”.

Nota tecnica

“Abbiamo abbandonato lo strumento precedente perché, in una fase di ospedalizzazioni decrescenti come quella in corso da qualche settimana, avrebbe richiesto informazioni che la Protezione Civile non fornisce.

Il nuovo strumento si fonda su 3 tipi di informazioni:

a) l’andamento dei decessi ufficialmente registrati;

b) una stima del numero quotidiano di ingressi di pazienti Covid negli ospedali;

c) l’andamento dei nuovi contagi, corretto per tenere conto del ciclo settimanale e della politica dei tamponi.

Il livello della temperatura è proporzionale al flusso medio giornaliero di nuovi contagi 2-3 settimane fa, epoca cui necessariamente si riferiscono tutti gli indicatori disponibili su base quotidiana. Una temperatura zero corrisponde a una situazione in cui tutti e tre gli indicatori segnalano un sostanziale arresto dei nuovi contagi: zero nuovi morti, zero nuovi ingressi in ospedale, zero nuovi casi. Una temperatura pari a 100 corrisponde a un flusso quotidiano di nuovi contagiati intenso come quello registrato nella settimana di picco, collocata fra la fine di marzo e i primi di aprile.

Allo stato attuale dell’informazione, è impossibile stabilire con esattezza a quale temperatura corrisponde 1 grado pseudo-Kelvin. Una stima ottimistica, che assume che il tasso di letalità sia del 2% e il “numero oscuro” dei casi non rilevati sia un po’ minore di 2:1, suggerisce di interpretare ogni grado in più o in meno come una variazione pari a nuovi 1000 contagiati. Una stima meno ottimistica, che assume che il tasso di letalità sia dell’1%, suggerisce che 1 grado pseudo-Kelvin corrisponda a 2000 mila nuovi casi al giorno.


Fonte originale: Leggi ora la fonte