Battisti protesta perché il rancio è scarso. Gli manca il caviale di chi lo proteggeva

Che la dignità non gli appartenga già lo sapevamo. Ma ora scopriamo che all’assassino Cesare Battisti manca anche il più banale senso del ridicolo. Abituato alle comodità e alle riverenze tributategli per oltre un ventennio dalla gauche caviar francese e italiana, l’ex-latitante non si vergogna di puntare il dito contro l’amministrazione del penitenziario di Massama ad Oristano colpevole, a suo dire, di somministrargli pasti insufficienti e inadeguati. Così, assistito dall’avvocato Gianfranco Sollai, ha presentato ricorso al tribunale di Sorveglianza di Cagliari chiedendo ulteriori esami clinici e l’ottenimento di pasti adeguati alle sue malattie.

«Gli altri detenuti di Massama – sostiene il legale del terrorista – hanno la possibilità di cucinare, mentre lui no, perché è in isolamento e, dunque, non può che servirsi dei cibi preconfezionati che passa la struttura». Ma le richieste di Battisti e del suo difensore non si fermano lì. Secondo Sollai, al suo assistito dovrebbe venir concessa anche l’uscita dal regime di isolamento prorogato in seguito alle carenze strutturali del penitenziario di Massama. «Io capisco che queste considerazioni non facciano piacere all’istituto e probabilmente non è neanche colpa della struttura, ma le devo fare perché sto male» – ha ripetuto Battisti ai giudici della Sorveglianza, rimarcando che il suo non è un capriccio, ma «una questione di salute». Simili pretese non sono una novità. A maggio Battisti aveva tentato di sfruttare l’emergenza Coronavirus per ottenere la detenzione domiciliare, ma la sua richiesta era stata respinta dal Tribunale di sorveglianza di Cagliari.

A stigmatizzare le richieste dell’assassino ci hanno pensato Matteo Salvini e Giorgia Meloni. «Taci e digiuna, vigliacco» – scrive su Facebook il leader della Lega, che da ministro degli Interni lo riportò in Italia dalla Bolivia dove Battisti tentò un’ultima fuga dopo la lunga latitanza trascorsa in Brasile e, prima ancora, in Francia. Non meno duro il tweet al vetriolo della leader di Fratelli d’Italia. «Abituato al caviale mangiato in questi anni, Cesare Battisti ora si lamenta della qualità del cibo del carcere. È la dura vita degli assassini che pagano per i loro crimini Confido che nessuno perda tempo ad assecondare le sue ridicole lamentele».

Dal punto di vista umano, i commenti più incisivi arrivano da una delle vittime di Battisti: «Rido davvero. Certo lui è abituato a mangiare ostriche, cozze e pasta alle vongole al mare, come può piacergli il cibo del carcere? La cosa assurda è che gli venga ancora data la possibilità di esprimere certe richieste e che qualcuno gli dia spazio» – commentava ieri Alberto Torregiani, colpito e costretto in sedie a rotelle nell’agguato del 16 febbraio 1979 in cui Battisti e altri due militanti dei Pac (Proletari armati per il Comunismo) uccisero il gioielliere Pierluigi Torregiani suo padre adottivo. «La violazione delle leggi ti porta a subirne le dirette conseguenze – aggiunge Torregiani su Facebook – quando per anni hai armato la tua mano, sporcato di sangue il tuo cammino, celato il tuo rammarico, schernito le tue vittime, beffeggiato le regole sociali… e quando la fortuna ti ha voltato la schiena e ti trovi a pagar pegno le monete che dovresti spendere sono il silenzio, il rammarico, il pentimento, la riflessione consapevole che ciò che hai è merito delle tue azioni».



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