Ben Pastor, caccia all’oro con delitti

   BEN PASTOR, ‘LA GRANDE CACCIA’ (Mondadori, pag. 660, euro 16,00) – Un tesoro nascosto, morti violente, intrighi d  palazzo. Ma soprattutto un apologo sull’ossessione del desiderio, su una ricerca che – come nel Moby Dick di Melville, citato all’inizio di ogni capitolo – rischia di diventare il fine di se stessa. Si legge come sempre su più livelli l’ultimo romanzo di Ben Pastor, docente italoamericana di scienze sociali e autrice di due fortunate serie di mystery storici: stavolta torna in scena, per la quinta volta, il comandante Elio Sparziano, ufficiale e storico nella Roma del IV secolo, chiamato ad una gara all’ultimo sangue per ritrovare le inestimabili ricchezze appartenute cinquecento anni prima al re Antioco. Competizione insanguinata da varie morti misteriose.
    Sono anni confusi, per Roma. Uno dei co-imperatori, Galerio, invia il fedele Sparziano in Palestina sulle tracce dell’oro trovato e nascosto vent’anni prima da un gruppo di soldati poi sterminati da chi intendeva impossessarsi del loro segreto.
    Leale fino alla morte nei confronti dell’impero, Elio mette da parte i suoi drammi personali – come la morte in Egitto di una ex prostituta di cui era innamorato – e parte, ufficialmente per censire le comunità cristiane. Sarà un viaggio pieno di pericoli, in una terra allora come oggi lacerata da tensioni di ogni genere. Il colto comandante ingaggia combattimenti a mani nude e d’astuzia, contro funzionari corrotti e cortigiani ambigui: dovrà guardarsi le spalle soprattutto da Elena, l’ex concubina imperiale disposta a tutto per assicurare l’oro di Antioco al figlio Costantino, in modo da favorirne l’ascesa al trono.
    A caccia del tesoro c’è anche Baruch ben Matthias, l’ebreo che ferì gravemente Elio anni prima in guerra e che da allora ha stabilito con lui un curioso legame sospeso tra rivalità e amicizia. A lui Elio ha affidato addirittura il suo testamento; sa di non potersene fidare totalmente, ma più volte nei romanzi precedenti della serie i due si sono alleati. Avversari, non nemici, in un mondo in cui la violenza è dietro ogni angolo ma gli uomini sanno coltivare anche il rispetto e la lealtà, oltre le divisioni tra i popoli.
    Muovendosi tra dispute filosofiche con i cristiani, sontuose cene di gala, antichi archivi e agguati nel deserto, Ben Pastor costruisce una trama avvincente e sorretta da una scrittura densa. Il lettore si cala tra i colori, gli odori, le atmosfere di una Palestina bellissima e dolente, dove il profumo dei gelsomini si mescola al tramonto con quello delle frittelle di pesce al miele cucinate da una locandiera ai bordi del lago di Genessaret, soprannominato l’Occhio di Galilea.
    E’ una indagine con molte ombre sfuggenti: come quella di Annia Cincia, una diaconessa cristiana cui Elio salvò la vita, pur vedendola solo di sfuggita, in una precedente occasione in Germania. Un quasi-incontro che in entrambi ha lasciato un segno forte, tanto da spingere l’ufficiale a cercare le tracce della donna, trasferitasi in Galilea. Intanto le morti si susseguono, e Sparziano tra deduzioni e ricerche sul campo è sempre più vicino all’oro. Ma la ‘grande caccia’ riserva pericoli e sorprese fino alla fine.
    Con il suo stile evocativo, e grazie a una accurata documentazione storica, l’autrice ricostruisce un mondo più vicino al presente di quanto si possa pensare. Ad esempio per farsi cancellare dalle liste del censimento dei cristiani – e salvarsi dal rischio di processi – basta avere amici potenti, pagare mazzette oppure firmare un documento in cui si asserisce di aver fatto sacrifici agli dei romani. Già, proprio una autocertificazione.
    Ben Pastor, all’anagrafe Maria Verbena Volpi, nata a Roma e poi naturalizzata americana, oggi vive tra Italia e Stati Uniti.
    E’ autrice, oltre che dei romanzi con Sparziano, della serie dedicata a Martin Bora, l’ufficiale-detective che si muove negli anni della seconda guerra mondiale. La sua narrativa è definita per convenzione ‘gialla’, ma trascende i generi: le indagini qui servono anche ad esplorare le zone d’ombra della storia e delle vicende umane che la attraversano, in costante equilibrio tra declino e grandezza. “Nel confine tra luce e buio – spiega la scrittrice – scopro la bellezza più prontamente. Perché un mondo completamente spiegato esercita ben poco fascino”. Come darle torto. (ANSA).
   


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