Berlusconi: “Chi dice no al Mes vuol far fallire euro e Ue”

Il ruolo dell’Ue sullo scacchiere internazionale, la probabile grande contrapposizione sistemica tra occidente e Cina e la delicata questione Mes, strumento utile per affrontare la crisi economica provocata dla coronavirus. Sono questi i temi principali toccati da Silvio Berlusconi in una lunga intervista rilasciata a Wall Street Italia.

Secondo il leader di Forza Italia l’Europa può davvero tornare ad avere un ruolo decisivo negli equilibri internazionali ritrovando, così, “quel ruolo che fin dal dopoguerra ha smarrito, ma ad una sola condizione: quella di realizzare davvero il sogno dei padri fondatori, e quindi di essere non una sommatoria di egoismi e di piccoli interessi nazionali, ma una comunità di popoli uniti da comuni radici e dai comuni valori della civiltà occidentale, liberale e cristiana“. “Una comunità- ha spiegato l’ex premier- capace proprio in nome di quei valori, di quella visione dell’uomo e della società, di svolgere un ruolo nel mondo attraverso una politica estera e di difesa comune”. Su quest’ultimo punto, Berlusconi è stato molto preciso tanto che ha auspicato la creazione di “un’unica forza armata europea” formata da forze armate “di tutti i Paesi europei”.

Per il leader azzurro, la sfida oggi viene non più dall’est Europa ma dal lontano Oriente. È la Cina, infatti, il nemico da contrastare. “La grande contrapposizione sistemica del XXI secolo sarà quella fra l’Occidente e la Cina, comunista e imperialista al tempo stesso, come nel XX secolo lo è stata l’Unione Sovietica“, ha affermato Berlusconi che ha sottolineato come la il gigante asiatico sia ancora più pericoloso “perché sfrutta per le sue logiche anche le regole dell’economia di mercato, pur disapplicandole al suo interno. La sfida con la Cina è la priorità ben chiara degli Stati Uniti, ma non può essere un semplice confronto bilaterale fra due superpotenze incentrato sull’area del Pacifico”.

Secondo il leader di Forza Italia, questa sarà “una sfida multilaterale che riguarda direttamente l’Europa, i nostri interessi e il nostro stile di vita, minacciati fra l’altro dall’espansionismo cinese in Africa e dai rischi legati alle ondate migratorie”. Berlusconi ha spiegato che in considerazione di ciò è necessario che “l’Occidente si unisca in questa consapevolezza e che sappia coinvolgere anche la Russia, che deve essere considerata un partner, non un competitore. Dobbiamo essere lungimiranti come lo furono negli anni Settanta Nixon e Kissinger, quando evitarono la saldatura fra Russia e Cina. Questo fu uno straordinario vantaggio strategico per il mondo libero”.

Quella che Berlusconi ha in mente deve essere una Europa forte e unita perché solo così sarà capace di affrontare le sfide future. Di conseguenza, nell’Unione non può prevalere una linea sovraista e populista. Anche sugli strumenti per contrastare la crisi economica il leader azzurro ha una posizione netta: “Chi dice di no al Mes può avere una sola motivazione razionale: far fallire l’Euro e l’Europa, rendendo difficile se non impossibile ai nostri partner europei di aiutare l’Italia, le nostre banche, il nostro sistema finanziario e i nostri conti pubblici. Una risposta irresponsabile da parte dell’Italia, come il rifiuto di utilizzare il Mes, darebbe anche straordinari pretesti ai partiti sovranisti dei Paesi del nord per boicottare ogni tentativo di solidarietà nell’Unione”.

“Non mi meraviglia affatto – ha aggiunto Berlusconi- che almeno una parte dei Cinque Stelle giochi al “tanto peggio, tanto meglio” senza curarsi degli italiani. A loro, che sono i teorici della decrescita, non interessa il fatto che abbiamo disperatamente bisogno di immettere liquidità nel sistema economico”. Il leader di Fi attacca ancora i pentastellati a cui “non interessa neanche, perché non serve alla loro propaganda, il fatto che grazie al Mes noi risparmieremmo ogni anno, in interessi, nove volte quello che risparmieremmo con il taglio dei parlamentari, che loro considerano una battaglia decisiva. Il fatto che una forza politica che ragiona in questo modo sia in grado di determinare gli indirizzi del governo è molto grave”. Berlusconi, poi, proprio per scongiurare un possibile rifiuto degli aiuti ha ammesso di augurarsi che “chi nella maggioranza è più responsabile oggi lo dimostri”.

Il ricorso del nostro Paese ad emissioni di titoli di Stato per Berlusconi non è una strada percorribile in quanto sono “comunque debito, anche se verso il mercato interno e non verso l’estero. Sono debiti che prima o poi verranno pagati, a meno che lo Stato non decidesse di congelarli, truffando così i risparmiatori. Ma questa è un’idea che non voglio neppure prendere in considerazione”. L’ex premier, invece, ha indicato una soluzione alternativa dicendosi convinto “che il consistente risparmio degli italiani andrebbe utilizzato in investimenti produttivi. Il modello a cui penso è quello della Norvegia. Il Paese scandinavo da molti anni fa confluire i proventi del petrolio del Mare del Nord in un fondo sovrano per gli investimenti e la crescita”.

Una strada percorribile in quanto è già stato compiuto un primo importante passo in quella direzione.“Proprio lunedì – ha ricordato Berlusconi- è stato approvato in commissione finanze un emendamento presentato dal nostro Sestino Giacomoni, mio collaboratore ed amico, che pone le premesse per la creazione di un Fondo Sovrano italiano, attraverso Cassa Depositi e Prestiti e le società di gestione del risparmio italiane, che offra adeguati incentivi per raccogliere il risparmio degli italiani e utilizzarlo in modo produttivo. Del resto il 75% degli italiani sarebbe propenso, con le opportune garanzie ed incentivi, ad investire il proprio risparmio nella crescita del Paese”. Quello a cui pensa il leader Fi è uno strumento per finanziare soprattutto la piccola e media impresa, oggi in grave sofferenza anche per gli effetti della pandemia. “Si tratta di fare tutto il possibile per far ripartire il Pil e alleggerire il rapporto debito/Pil in modo virtuoso”, ha spiegato Berlusconi.

L’ex premier si è detto anche preoccupato per la crisi demografica, fenomeno che “ha gravi conseguenze, non solo perché si produce meno, ma perché aumentano gli oneri legati allo stato sociale, alle pensioni, alla sanità. Se diminuiscono le nascite e la vita media si allunga avremo un Paese di anziani mantenuti da un numero limitato di giovani”. “È chiaro- ha aggiunto– che così non c’è un futuro. Le nostre risposte: una, dispiace dirlo – è che l’aumento dell’età pensionistica, nonostante gli errori e gli orrori della Legge Fornero, è una tendenza che non può essere rovesciata. La seconda soluzione sono le politiche attive a favore della famiglia e della natalità“. Proprio famiglia e natalità sono due temi vitali su cui, secondo Berlusconi, si gioca il futuro dell’Italia “ma solo i nostri governi negli anni le hanno realizzate. Penso al bonus bebè e al piano casa per le giovani coppie”.



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