Berlusconi si smarca: “Il candidato premier? Chi prenderà più voti”

La prossima tappa elettorale, quel D-day nel quale verranno riunite le scelte di sei governatori e di una decina di capoluoghi importanti, rappresenta un tassello strategico per vagliare la tenuta e la consistenza dell’alleanza di centrodestra. E questo perché due dei tre partiti optano per il sistema maggioritario e per cementare con un’amalgama più robusta l’alleanza, mentre il terzo partito pensa da tempo a distinguersi soprattutto nella scelta del sistema elettorale. Forza Italia sta infatti definendo meglio la propria identità proprio smarcandosi dal sovranismo più urlato dei compagni di viaggio e questa scelta sembra avere ricadute anche nelle preferenze sul sistema elettorale prossimo venturo.

Berlusconi, in buona sostanza, continua la sua marcia. Non in solitaria, però cercando ogni occasione per rimarcare differenze e caratteristiche. Ancora ieri ripeteva sulle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno che il suo è un partito a forte tradizione cristiana, liberale, garantista ed europeista. Cosa che ovviamente non possono dire i suoi alleati. Epperò lo stesso leader azzurro continua a rigettare ogni ipotesi di inciucio o di governissimo. Se il governo cade si torna al voto e la coalizione di cui fa parte è già pronta ai nastri di partenza. Coesa, dice, e ben determinata a tornare a Palazzo Chigi. «A differenza della sinistra – spiega Berlusconi – noi pensiamo a far ripartire l’Italia. Non abbiamo conti da regolare tra di noi. Quando avremo vinto le elezioni politiche quella delle tre forze che avrà ottenuto più voti proporrà al Capo dello Stato il nome del Presidente del Consiglio».

Nonostante nei sondaggi Forza Italia marci ancora a una cifra a differenza dei due alleati a marchio sovranista, Berlusconi evita di esporsi sull’investitura del candidato premier. In fondo, sembra dire, da qui alle politiche il viaggio potrebbe essere lungo.

Intanto c’è l’emergenza Covid-19 da gestire. Soprattutto in tutte le sue implicazioni economiche. C’è da dimostrare senso di responsabilità nei confronti delle scelte drammatiche e dolorose da prendere (come richiesto da Mattarella) ma c’è anche da gestire al meglio i rapporti con l’Europa. E in questo Berlusconi ha già dato ampia disponibilità. Il senso non è certo quello di porgere una stampella a questa maggioranza claudicante (e che perde sempre più pezzi). Bensì quello di pensare all’esclusivo interesse del Paese.

Nei retroscena proposti negli ultimi giorni da alcuni giornali si è avanzata addirittura l’ipotesi di un avvicinamento tra il premier Conte (sempre più isolato dai partiti che lo sostengono) e il leader azzurro. Voci, ieri tempestivamente smentite non soltanto da Palazzo Chigi ma anche da Antonio Tajani. Totalmente priva di fondamento, poi, l’idea che gli annunciati colloqui a Palazzo Chigi con le forze dell’opposizione avverranno separatamente.

Il clima di irritazione è palpabile nel quartier generale di Forza Italia. I rapporti con il governo sono sempre alla luce del sole, spiega ancora il vicepresidente del partito, in questi giorni in Puglia per incontrare il candidato governatore Raffaele Fitto. «Noi di Forza Italia siamo alternativi al governo delle 4 sinistre, come siamo alternativi in Puglia a Emiliano e agli altri candidati della sinistra» ha spiegato Tajani nel corso di un incontro a Bari per la presentazione del candidato del centrodestra alla guida della Regione.

E su Fitto (al quale ieri ha fatto una telefonata di incitamento) lo stesso Berlusconi continua ad avere la massima fiducia. «Raffaele ha compiuto scelte che non ho condiviso – ha detto nel corso dell’intervista il leader azzurro – ma stima e rispetto non sono mai venuti meno. Ora si tratta di lavorare per il futuro della Puglia e l’onorevole Fitto ha già dimostrato di saper governare molto bene».



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