Camilleri di ‘pirsona’ in Riccardino

ANDREA CAMILLERI, RICCARDINO (SELLERIO, PP 292, EURO 15,00). Appare “pirsonalmente di pirsona” Andrea Camilleri nell’ultimo inedito romanzo con protagonista l’amatissimo commissario Salvo Montalbano, l’atteso ‘Riccardino’ che esce postumo, per volontà dell’autore, il 16 luglio per Sellerio, a un anno dalla morte dello scrittore, avvenuta il 17 luglio 2019.
    Tra le sorprese il ‘confronto-scontro’ tra Salvo Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo, lo scambio di fax e le telefonate con l’Autore. “C’è il commissario Montalbano”. “Ma quello della tv?” chiede qualcuno. “No, quello vero”, risponde qualcun altro.
    Il commissario è stanco e protagonista di un duello con se stesso, sparisce ma non muore, ed è esplicita in questo libro, dedicato a Elvira Sellerio “amica del cuore”, la passione di Camilleri per Pirandello.
    Scritto a 80 anni e accompagnato da aneddoti e leggende come quella che fosse stato custodito nella cassaforte della casa editrice quando Camilleri lo consegnò nel 2005 a Elvira Sellerio, ‘Riccardino’ è stato ideato nel 2004 come ultimo capitolo della serie del Commissario e ripreso in mano dallo scrittore nel 2016, quando aveva 91 anni, mantenendo la trama, con alcune modifiche nel linguaggio, tanto che Sellerio pubblica anche una un’edizione speciale di Riccardino (pp 590, euro 20), con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui si può leggere la prima versione del 2005 e quella definitiva, come da desiderio dell’autore.
    La storia si apre con una botta d’insonnia di Montalbano e la chiamata, alle 5 del mattino, appena è riuscito ad addormentarsi, di un certo Riccardino che il commissario non conosce proprio. Pensa che lo sconosciuto, che gli ricorda un appuntamento al Bar Aurora di Vigata, abbia sbagliato numero e per tagliare corto lo rassicura sul suo arrivo e si rimette a dormire. Ma poco dopo le sei del mattino arriva un’altra telefonata, questa volta di Catarella che lo avverte, su richiesta di Fazio, di un omicidio proprio davanti al Bar Aurora e il morto è Riccardino. Da qui partono le indagini che vedono Montalbano convocato dal Vescovo di Montelusa che vuole sia lui a seguire il caso perchè uno dei tre amici di Riccardino, Alfonso Licausi, è suo nipote, e fa pressione sul mondo politico, tra corruzione e nuovi governanti. E per far capire al vescovo che il suo mestiere è non credere alle apparenze c’è un riferimento alla foto di Piazza Tienanmen con un giovane che ferma un carro armato che in realtà è fermato da chi è alla guida. Le ricerche si sviluppano tra tradimenti, conti bancari, ditte e camionisti di un’azienda mineraria.
    “Naturalmente, la storia è tutta inventata di sana pianta, nessun personaggio può essere ricondotto a una persona realmente esistente. Lo stesso vale per le situazioni, le intestazioni delle ditte e delle banche, i cognomi. Il contesto invece no, quello purtroppo esiste. Ringrazio Emilio Borsellino che mi ha dato lo spunto per la storia del camion, da me naturalmente stracangiata” scriveva Camilleri nel 2005 nella nota che ora chiude il libro in cui si fa riferimento anche al 2016, anno in cui lo scrittore spiega di considerare doveroso aggiornare la lingua. “Come risulta evidente il titolo di questo libro è anomalo rispetto a tutti gli altri della serie, infatti Riccardino era per me un titolo provvisorio e mi ero ripromesso di cambiarlo quando sarebbe arrivata l’ora della pubblicazione, giunto però a questo punto preferisco che rimanga come titolo definitivo perché intanto mi ci sono affezionato” raccontava lo scrittore.
    In ‘Riccardino’ anche i ricordi dell’infanzia, della morte della madre e del giorno di Ognissanti, del campo santo dove il Commissario bambino girava con il suo triciclo.
    “Il libro, come gli altri della serie, è fortemente calato nel tempo in cui è stato scritto, e di quel tempo costituisce un vivido racconto e una critica; non mancano infatti i riferimenti alla letteratura, alla cronaca, alla politica (e al suo linguaggio) di quei giorni. Riccardino costituisce quindi il congedo di quello che (grazie anche alla sua versione televisiva di formidabile successo), è con certezza il personaggio più popolare prodotto dalla letteratura italiana a cavallo tra questi millenni, divenuto anche un riferimento etico e civile per la Sicilia e per l’intero paese” spiega la nota della casa editrice che accompagna questa edizione dove nel finale anche le parole finiscono per sgretolarsi. (ANSA).
   


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