‘Carla’, nel film la forza dietro il mito Fracci

(ANSA) – MILANO, 27 OTT”Ma lo sa che è la prima volta che salgo sul palco della Scala e non ballo?” ha detto Carla Fracci alla produttrice Gloria Giorgianni durante le riprese del film ‘Carla’, interpretato da Alessandra Mastronardi. La pellicola – liberamente ispirata a ‘Passo dopo passo’, l’autobiografia dell’etoile, mancata lo scorso maggio – sarà al cinema dall’8 al 10 novembre e su Rai Uno il 5 dicembre, ma prima di tutto viene presentata questa sera alla Scala, dove tutto è nato, e che per la prima volta ha aperto le porte alle riprese di un film. E’ qui che la piccola Carla, accompagnata dal papà tramviere, si fa riconoscere subito non solo per il suo talento e la sua grazia, ma per quella disciplina e forza di volontà che l’hanno portata a essere definita dal New York Times, nel 1981, la ‘prima ballerina assoluta’. Non a caso, quando Alessandra Mastronardi le ha chiesto quale emozione dovesse trasmettere con la sua interpretazione, l’étoile ha risposto decisa: “la forza”. C’è un altro elemento su cui punta il film diretto da Emanuele Imbucci, ed è l’assoluta modernità della Fracci. Lei, che era la prima ballerina della Scala, una delle danzatrici più famose al mondo, fece quella che per l’epoca era una scelta rivoluzionaria: diventare madre. Nel 1969 nacque Francesco e un anno dopo Rudolf Nureyev – nel film interpretato da Leo Dussollier – la riportò sul palco della Scala per lo Schiaccianoci, di cui dovette imparare la coreografia in cinque giorni. “Carla ha voluto a tutti i costi nostro figlio, anche se tutti la sconsigliavano, è stata moderna – dice oggi Menegatti – perché in quel momento non c’era nessuna danzatrice di livello che fosse anche madre. E’ stato molto ammirata da alcune, profondamente criticata da altre, ma anche in questo ha educato tanta gente, nel fisico e nella morale”. “Non abbiamo fatto un ‘santino’ – aggiunge Mastronardi – ma abbiamo voluto sottolineare la sua modernità nel rompere gli schemi, a quel tempo la maternità per una ballerina era un tabù e lei anche in questo è stata una pioniera del rispetto dell’essere donna”. Dietro quella grazia e quella leggerezza, c’era un carattere forgiato dalla disciplina: “siamo abituati a vederla danzare sorridente sul palco, ma non abbiamo mai visto – racconta ancora l’attrice – le lacrime, le cadute, i piedi feriti, che noi abbiamo voluto mostrare per far capire quanto debbano tirare i tendini per diventare così leggeri sul palco”. Anche per lei entrare nel ruolo non è stato facile: “non avevo mai indossato delle scarpette da danza, ma la mia disponibilità è stata immediata, ogni scena che ho girato, ogni emozione che ho provato, sono state per lei, il mio grande rammarico – dice l’interprete – è che non sia riuscita a vedere il film, ma con la sua presenza mi ha fatto un enorme regalo”. Tra tanti ricordi, uno su tutti: “tra un ciak e un altro – racconta Mastronardi, che ha avuto come controfigura Susanna Salvi, prima ballerina dell’opera di Roma – iniziò a fare esercizi alla sbarra su un carrello degli attrezzisti”. Quel giorno, con lei, c’era Beppe Menegatti, suo compagno di una vita, che oggi è “tremendamente felice per Carla che – dice – avrebbe pianto di gioia”


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