Cassa integrazione, “scambio” Pd-M5s tra proroga al 2021 e contratti a tempo

Il governo teme le rivolte sociali d’autunno e mette in cassa integrazione l’Italia. Pd e M5S sarebbero vicinissimi a un’intesa sulla proroga fino al 31 dicembre 2020 dei sussidi di cassa integrazione per le aziende colpite dalla crisi coronavirus. La novità, frutto di un compromesso tra dem e grillini, dovrebbe entrare nel decreto luglio: si stima una spesa per le casse dello Stato di circa 4 miliardi al mese. È un calcolo approssimativo, riferito però al periodo di emergenza acuta del coronavirus: si prevede, dunque, una graduale riduzione dell’impegno economico. Nell’accordo, ormai in dirittura d’arrivo, spunterebbe anche lo stop ai licenziamenti per tutto il 2020. Il Pd cede alle richieste dei 5 stelle, incassando l’allungamento della sospensione dell’obbligo delle causali per il rinnovo dei contratti a termine.

La «deriva cubana» del governo punta a disinnescare la bomba sociale pronta a esplodere a settembre. Un quadro nero confermato da Fitch: «Sono in totale 45 milioni i lavoratori in Cig o altri tipi di ammortizzatori sociali per l’emergenza Covid in Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, non meno del 28% della forza lavoro dei Big Five europei. Se infatti un quarto dei lavoratori sotto ammortizzatori perdesse il lavoro al termine del sussidio questo si tradurrebbe in un aumento di 7 punti percentuali del tasso medio di disoccupazione nei cinque paesi». Decreti e decretini dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte hanno prodotto risultati deludenti: il motore dell’Italia è spento. L’unica misura che l’esecutivo giallorosso riesce a mettere in campo è un provvedimento assistenzialistico che rinvia a inizio 2021 il conflitto sociale. Conte chiude in una bolla gli italiani. Mentre il responsabile Lavoro della segreteria Pd Marco Miccoli insiste sulla proroga: «La cassa integrazione fino a dicembre con il relativo blocco dei licenziamenti serve perché, come ci dicono i dati, occorrono ancora mesi per riprendere i normali ritmi di produzione, così come serve ancora tempo per la ripresa dei consumi. Dire, come dicono Renzi ed altri, che facendo così, ci ritroveremo una bomba sociale a gennaio, è sbagliato e addirittura illogico. La bomba sociale esploderebbe ora se interrompessimo di colpo le misure di sostegno al reddito». Nel Pd le posizioni non sono compatte. «Chi vuole cassa integrazione a pioggia e stop ai licenziamenti fino a dicembre accende la miccia di una bomba sociale che esploderà a gennaio. Finiremo i soldi, ritarderemo le soluzioni e lasceremo per strada giovani, precari e autonomi».

«Il cambiamento va governato, non ingessato. Serve un salario di formazione per chi perde il lavoro, investimenti in politiche attive, taglio del costo del lavoro stabile. Dignità del lavoro contro assistenzialismo è il derby decisivo in vista dell’autunno», attacca il senatore del Pd, Tommaso Nannicini. Ma lo stop alla proroga della cassa integrazione arriva da Italia Viva. «La penso esattamente come Nannicini», ha scritto in un tweet Matteo Renzi. Lo scontro è aperto.



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