Cattolica. A Cattolica manca Lounge-miranza

A CATTOLICA MANCA LOUNGE-MIRANZA
Il “progetto” Cattolica Lounge, secondo le dichiarazioni dell’Assessora Nicoletta Olivieri,
«darà alla città un’immagine di grande piazza che accoglie la gente ed in cui si possono
anche dare vita ad eventi spot in maniera controllata». È un segnale positivo che il
Comune di Cattolica abbia previsto delle modalità per permettere ai locali di godere di
maggiori spazi dove poter effettuare il proprio servizio, per bilanciare la necessità di
maggior spazio in conseguenza delle nuove norme sanitarie. Tuttavia, a leggere i
comunicati ufficiali, non possono non sorgere alcune perplessità.
Innanzitutto, quello che appare visitando il sito, è che Cattolica Lounge non è altro che
un semplice procedimento amministrativo funzionale a far ottenere, agli esercenti
richiedenti, l’autorizzazione a poter occupare maggior suolo pubblico per la propria
attività: non si vede nessuna traccia di un progetto vero e proprio, così come invece
pubblicizzato dall’Amministrazione. Affinché possa essere denominato propriamente
“progetto”, Cattolica Lounge dovrebbe prevedere una pianificazione più complessa di un
semplice procedimento di autorizzazione, capace di analizzare e promuovere i punti di
forza e affrontare e risolvere eventuali criticità rilevabili — oltre a mantenere una visione di
insieme del territorio comunale, almeno per quanto riguarda l’area turistica, piuttosto che
incentrare tutto sul Lungomare e via Fiume/via Bovio. Un esempio lo è il “Salotto
Marconi”, il cui scopo è quello di creare un prodotto che sia in grado di promuovere
un’area della città ben circostanziata, con conseguente pianificazione di eventi, seppur di
piccoli dimensioni, e creazione di un apposito marchio.
Ed in effetti, non si può non notare che Cattolica Lounge, oltre a non descrivere, nero su
bianco, alcun orizzonte verso il quale la città vuole essere proiettata, seppur nel breve
periodo della stagione imminente, comporta delle notevoli criticità, soprattutto in tema di
viabilità:
1. Innanzitutto, sarebbe stato preferibile “lottizzare” preventivamente gli spazi entro
i cui limiti sarà possibile estendere l’occupazione di suolo pubblico, soprattutto in
quelle aree dove notoriamente sussiste una elevata concentrazione di attività: in tal
modo gli operatori economici sarebbero stati in grado, ancor prima di ottenere
l’autorizzazione da parte del Comune, di conoscere l’ubicazione (preferibilmente
secondo il principio della massima prossimità alla sede dell’impresa) e la dimensione
degli spazi che potenzialmente potranno occupare, permettendo così ad essi di
meglio pianificare le loro possibilità di azione e dunque l’organizzazione delle loro
attività di impresa, le cui previsioni di spesa e/o redditività possono variare in
considerazione, appunto, degli spazi a loro disposizione. Ed in periodi caratterizzati da
forte incertezza come quelli odierni, la pianificazione di tutti gli aspetti dell’attività di
impresa diventa ancora più importante.
2. Relativamente a via Fiume, non è chiaro come la possibilità di concedere l’estensione
dell’occupazione di suolo pubblico sulla carreggiata, in considerazione dell’esiguità
dei marciapiedi antistanti alle varie attività, diventi compatibile con la viabilità,
particolarmente congestionata durante l’estate, di quella via (almeno nel tratto lato
mare) fermo restando che per essa l’Amministrazione si è limitata a prevedere che
l’occupazione di suolo pubblico deve incontrare il limite “di lasciare liberi almeno 4
metri per il passaggio di veicoli pesanti”: alla possibilità di estendere l’occupazione
del suolo pubblico anche sulla carreggiata avrebbe dovuto conseguire una
modifica alla viabilità carraia di Via Fiume, sia per garantire maggior sicurezza ai
lavoratori ed ai clienti delle attività di ristorazione che ne usufruiscono, sia per evitare
ulteriori congestioni del traffico cittadino. È impensabile infatti prevedere di espandere
la porzione di suolo pubblico occupata dalle attività senza allegarci anche una
rimodulazione della viabilità. Basandosi su quanto già avvenuto negli anni passati,
bisognerebbe rendere via Fiume una ZTL H24 dall’incrocio con via Del Prete fino a
quello con via Carducci. Inoltre la soluzione prevista dall’amministrazione di deviare il
traffico diretto verso il Lungomare nel percorso via Matteotti/Corridoni, creerebbe una
pericolosa intersezione con via Curiel, con le auto costrette a incrociare i pedoni a
passeggio in un punto non protetto e non delimitato. Sarebbe perciò più opportuno
invertire il senso di marcia nel tratto finale di via del Prete, facendo in modo di deviare
le auto dirette verso via Gramsci, provenienti da Nord, in via Ferrara, mentre quelle
dirette verso il Lungomare saranno deviate in via Bologna, dove l’intersezione con Via
Dante è protetta da barriere. Questo significa o rendere il tratto iniziale di via Carducci
a doppio senso rimuovendo gli stalli della sosta, oppure rendere tutto il tratto via
Carducci/Bologna ?? Kursaal a senso unico uniformato a quello del lungomare Spinelli.
Le modifiche alla viabilità dovrebbero essere rese effettive da transenne e il
monitoraggio sul rispetto della limitazione della circolazione nell’area di via Fiume ai
soli residenti o alberghi andrebbe affidato alla polizia locale, così come sarebbe
opportuno prevedere il supporto di un agente all’attraversamento dei pedoni in via
Bologna. Non solo: la possibilità di estensione sulla carreggiata implicherebbe anche
una rimodulazione dei parcheggi insistenti in quelli via: se gli stalli delle auto (di
numero esiguo, nel tratto di via considerato) possono essere temporaneamente
sacrificati per questa estate (anche in considerazione della eccezionalità delle misure
da adottare per aiutare gli operatori economici), gli stalli dei motorini possono essere
redistribuiti lungo le vie limitrofe all’area urbana interessata, come ad esempio in via
Matteotti e/o via Corridoni, con conseguente spostamento della ciclabile da queste vie
(che collega la ciclabile di via del Prete a quella del lungomare) sull’asse di via Fiume,
in mezzo alla carreggiata dove normalmente circolerebbe i veicoli a 4 ruote.
In ogni caso, Cattolica Lounge potrebbe essere un’occasione per ripensare gli spazi
pubblici durante la stagione estiva nell’ottica di bilanciare sia gli interessi di bar e ristoranti
(con un maggior spazio per svolgere l’attività) sia di cittadini e turisti (con più
pedonalizzazione e, quindi, maggior sicurezza e meno inquinamento). Affinché possa
essere definito “progetto”, però, è necessario che si proponga una pianificazione degli
spazi (per evitare un “tana libera tutti” delle attività) che crei un contesto organico e fluido
e non dia l’impressione di disordine e prevaricazione dello spazio pubblico (ad esempio,
riducendo al minimo i percorsi pedonali) — e che, inoltre, coinvolga in maniera omogenea
l’area turistica nella sua interezza.
2 giugno 2020
Cattolica Futura