Cattolica. Cattolica / Stazione in transito: ricognizione patrimoniale a bordo del treno – Mercoledì 16 giugno ore 10 alla stazione FS di Cattolica S. Giovanni Gabicce Gradara

Ricognizione patrimoniale a bordo del treno
Mercoledì 16 giugno
ore 10 alla stazione FS di Cattolica S. Giovanni Gabicce Gradara

Quanto Patrimonio culturale e naturale si attraversa con il treno tra Cattolica, S. Giovanni, Gabicce, Gradara e Pesaro? Il tragitto in treno richiede solo 10 minuti ma passa vicino alle colline, alle falesie e alle coste che si trovano proprio al confine tra Romagna e Marche: un paesaggio che custodisce tesori di arte, architettura, enogastronomia e natura che non hanno nulla da invidiare ad altri più noti internazionalmente. Viaggiare quindi in treno è un modo per scoprire un territorio spesso ignorato dal turismo di massa che si riversa ogni estate  sul  litorale  romagnolo/marchigiano  ma  che,  in  tempi  di  pandemia,  può  essere  una  risorsa fondamentale per un nuovo turismo lento e sostenibile.

Parte da questa constatazione, l’idea di parlare, direttamente a bordo del treno, di mobilità sostenibile e rigenerazione  territoriale  insieme  ai  primi  cittadini  di  Cattolica,  Mariano  Gennari,  di  S.  Giovanni  in Marignano,  Daniele  Morelli,  e Gradara,  Filippo  Gasperi,  e  all’Assessore  alla  Cultura  e  all’Istruzione  di Gabicce,  Roberta  Fabbri.  Sul  treno  a  condurre  questa  conversazione  informale  a  velocità  sostenibile, Massimo Bottini, Consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico industriale (AIPAI) e Antonella Melone, Consigliere Nazionale Associazione Italiana Architettura del Paesaggio (AIAPP), rappresentanti  della  Alleanza  Mobilità  Dolce  –  AMODO.  Proporranno  una  ricognizione  del  patrimonio culturale e naturalistico raggiungibili dalla stazione, per evidenziare il ruolo che questa può rivestire come hub della mobilità dolce. Una visione del futuro ruolo delle stazioni che Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS  Italiane)  e l’Alleanza  per  la  Mobilità  Dolce  (AMODO)  stanno  portando  avanti  con  la  creazione  in  un “Atlante della mobilità dolce in Italia“: più di 3.000 stazioni ferroviarie e tantissime destinazioni di turismo lento e sostenibile tra borghi, Cittaslow, siti Unesco, ferrovie turistiche, parchi, cammini ciclovie e greenways classificate e organizzate in un unico atlante.

Si parte alle 10.22 con il treno Regionale Veloce 3907 di Trenitalia con arrivo a Pesaro alle 10.31 e si ritorna alle 11.27 sempre con un RV di Trenitalia (il 3914) che arriva alle 11.37. Costo del biglietto a/r €4,40.

 

– L’ATLANTE DELLA MOBILITA’ DOLCE: UNA RISORSA PER IL TERRITORIO ITALIANO *

 

La pandemia ed il conseguente freno ai viaggi a lunga distanza contribuisce alla riscoperta delle terre che ci circondano, ricche di testimonianze culturali non solo dell’antichità e del medioevo, ma anche di epoche più prossime a noi, caratterizzate dalla
Rivoluzione Industriale e dalle trasformazioni della società contemporanea.

Ciò è vero soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto – ferroviarie, stradali, ma anche portuali – che hanno accompagnato lo sviluppo della nostra economia e plasmato il modo di spostarsi e rapportarsi con le città ed i borghi più prossimi da parte delle generazioni che ci hanno preceduto.

Specie le linee ferroviarie hanno conosciuto nel giro di pochi decenni una rapida evoluzione: dapprima elemento propulsivo della modernità, poi a lungo neglette sotto la spinta della motorizzazione individuale di massa, più recentemente riscoperte come strumento di mobilità veloce, efficiente e rispettosa dell’ambiente.

Ma, se quest’ultima evoluzione si è materializzata soprattutto nelle nuove linee veloci, nei nodi metropolitani, nelle infrastrutture a servizio degli spostamenti urbani, molte tratte restano sottoutilizzate o addirittura abbandonate all’incuria ed alla vegetazione. Sono migliaia i chilometri di ferrovie chiuse o sospese lungo l’intera Penisola, fenomeno questo comune a molte altre nazioni.

Esattamente come sta avvenendo oltre frontiera, anche da noi, pur tra esitazioni e contraddizioni, si è assistito, negli ultimi anni ad una rivalutazione di questo patrimonio a lungo negletto. In certi casi si tratta di linee ancora attive che devono essere meglio utilizzate per la mobilità regionale; in altri parliamo di itinerari molto suggestivi che possono rappresentare il volano di nuove forme di turismo alla scoperta di eccellenze locali nel rispetto dell’ambiente. Fondazione Fs sta svolgendo un ruolo meritorio in questo senso, riaprendo parecchie tratte in disuso e proponendo itinerari a tema.

Poi ci sono altre situazioni in cui appare improbabile il ripristino dell’esercizio ferroviario, sia per il degrado intervenuto, sia per l’oggettiva debolezza della potenziale domanda. Anche qui, però, si tratta di recuperare per quanto possibile un patrimonio
architettonico di opere d’arte, quali ponti, gallerie, edifici di stazione da destinare ad itinerari ciclo pedonali utili per esplorare aree di forte interesse naturalistico o culturale, al di fuori delle grandi vie di comunicazione.

Sono ambiti tutti in cui si è mossa l’Alleanza per la Mobilità Dolce (AMoDo), presentando proposte di legge (alcune recepite, come la 128 del 2017 che tutela una serie di ferrovie sospese), organizzando convegni e dibattiti, coordinando una trentina di associazioni nazionali e molte altre locali. Promuovendo, infine, una serie di “Maratone Ferroviarie” in tutte le regioni italiane, concepite proprio utilizzando i collegamenti esistenti per dimostrare come sia possibile fare turismo intelligente senza dipendere dall’automobile.

Il primo passo, comunque, è quello di censire tutte le infrastrutture che possono essere utilizzate a beneficio della mobilità dolce. E’ stato edito di recente un Atlante Nazionale, grazie alla collaborazione tra AMoDo ed il gruppo FS. Si tratta ora declinarlo a livello regionale e provinciale, come si sta facendo a Rimini e provincia, per approfondire tutte le potenzialità, ancora largamente inesplorate o poco conosciute, di queste infrastrutture che potrebbero essere utilizzate per valorizzare i nostri territori.

* architetto Massimo Bottini (CdG A.Mo.Do. consigliere nazionale AIPAI, Presidente Italia Nostra Valmarecchia)