Cattolica. “DIAMO UN’ANIMA AL LUNGOMARE”

Questo sprint finale dell’<uomo solo al comando> per cantierare in tutta fretta e senza condivisione con la cittadinanza l’opera più importante degli ultimi vent’anni non ci convince.
Il progetto del Lungomare risente del fatto che chi lo ha predisposto non ha colto e tantomeno assimilato l’essenza dei luoghi e la loro matrice storica. Non è una colpa, ma nemmeno può diventare un merito. Ora, imporre alla Città un’opera senz’anima, orfana di qualsivoglia richiamo alla tradizione e al contesto urbano in cui si inserisce non è una prova di nobiltà, è un gesto di prevaricazione.
Da ogni parte piovono critiche (dagli operatori e da singoli cittadini e cittadine più che dai politici, a dirla tutta), ma l’Amministrazione – imperterrita – continua ad affermare, contro ogni evidenza se non in termini sensazionalistici, che il verde aumenterà, così come gli stalli per bici e motocicli ma, soprattutto, ci tiene a precisare che nessuno ha ricevuto favoritismi.
Ogni margine di discussione e aggiustamento risulta soffocato da questa smania irrefrenabile di mettere tutti davanti al fatto compiuto: a primavera si firmano i contratti ed in autunno iniziano i lavori. Chi si è visto, si è visto. Se poi l’opera porterà più danni che benefici, il problema passerà all’amministrazione successiva.
Lo chiameremo il <lungomare di Gennari>; addio mai dimenticati Rasi e Spinelli. Ma alcuni, e non son pochi, non sono d’accordo. Noi siamo tra quelli: noi non siamo d’accordo! 
 
La Città deve affrontare ora (che il mandato volge al termine) un tema così delicato e trovare la chiave di lettura, per evitare un errore che potrebbe rivelarsi irreversibile. Sia ben chiaro: anche noi vogliamo un nuovo lungomare e non vogliamo assolutamente perdere l’opportunità fornita dalla Regione con il finanziamento del progetto. Ma qui finiscono le convergenze ed iniziano le divergenze.
Tanto per cominciare il lungomare dovrebbe essere concepito fin d’ora per dialogare in futuro con il piano spiaggia, sia perché è logico che spiaggia e città siano sempre di più legati in un continuo, sia perché questa scelta è strategica per permettere agli operatori economici di poter essere parte attiva del progetto.
I chioschi sulla passeggiata sono strutture ingombranti, fatte di cemento e, per di più, ostruiranno la visuale a mare; chiamarli erroneamente pop-up non ne cancella l’invasività né migliora la visuale.
Sulla viabilità un confronto serio e senza preconcetti è doveroso e sarebbe una prova di grande onestà intellettuale da parte dell’Amministrazione aprirsi ad un dialogo autentico, per individuare una soluzione elastica e flessibile, che consenta all’opera di adeguarsi armonicamente alle esigenze della Città in base alla stagione e ai periodi della giornata. Impensabile immaginare un’opera del genere senza tenere in considerazione la viabilità nella sua interezza: il progetto pare calato dall’alto, avulso dal contesto e figlio di una scarsa conoscenza del territorio e delle esigenze della cittadinanza.
Infine, cosa dire dell’effimero piano del verde, se non che mostrerà la corda già il giorno dopo l’inaugurazione?
Ecco la nostra proposta.
Si avvii immediatamente un’interlocuzione con Hera, per individuare i margini effettivi di mantenimento del verde in zona De Amicis affinché i Giardini rimangano giardini e non l’ennesima piazza desolata.
Si avvii un confronto con le categorie economiche e professionali e con la cittadinanza per individuare una soluzione flessibile sulla viabilità.
Si prenda seriamente in considerazione l’ipotesi di azzerare la costruzione di nuovi chioschi permanenti e si liberi la visuale a mare (senza se e senza ma).
Si pensi ad alberature che garantiscano ombra (vera) durante l’estate e assorbimento di CO2 durante l’anno.
Su queste basi è doveroso avviare un dialogo autentico (non fittizio) con la cittadinanza, tutta.
Il Sindaco assuma responsabilmente l’onere di un confronto partecipativo e si astenga da precipitose fughe in avanti, nonché da derisioni social, come se la Città gli appartenesse e dovesse rendere conto solo a sé stesso.
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