CATTOLICA. Il progetto di privatizzazione della spiaggia libera – quando l’interesse di pochi è più importante dei diritti di tutti. Nota di Cattolica Futura

È passato agli onori della cronaca un progetto presentato da un soggetto privato
all’Amministrazione comunale di Cattolica, che dovrebbe interessare una parte della spiaggia libera
alla Lampara, più precisamente, quella lingua di arenile che percorre parte del perimetro della
nuova darsena e giunge fino al ristorante Gente di Mare (quello stesso tratto di spiaggia è già stato
oggetto, ad inizio estate, di un intervento di rifacimento e sistemazione del piano di calpestìo: una
coincidenza??).
L’opera prevede, da come emerso nella presentazione alla Commissione Urbanistica da parte del
soggetto promotore, la costruzione di due passerelle in legno che, partendo dalle scale che collegano
Piazza del Tramonto alla spiaggia Lampara, giungono, la prima ad uno spazio antistante al Gente di
Mare, e la seconda alla battigia, la quale avrebbe, di fatto, la funzione di permettere l’accesso ad
uno stabilimento balneare privato, che dovrebbe essere situato lungo la battigia, previsto come
“compenso” al privato per il finanziamento dell’opera; la relativa concessione balneare dovrebbe
essere assegnata mediante bando di gara, a cui il soggetto promotore dell’opera può partecipare.
Il progetto, che ha già suscitato diversi malumori nell’opinione pubblica e sui social, è stato
presentato con il sistema del “project financing”, ossia una modalità di realizzazione di un’opera
pubblica o di pubblica utilità attraverso una collaborazione tra il soggetto pubblico ed un soggetto
privato, con finanziamento integrale o parziale da parte di quest’ultimo, il quale ottiene, come
“compenso”, la possibilità, mediante concessione, di utilizzare economicamente l’opera così
realizzata. Il project financing inoltre prevede, nel caso in cui il progetto sia presentato direttamente
da un soggetto privato, due passaggi fondamentali: la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera da
parte dell’Amministrazione comunale, e l’approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale,
previa valutazione, da parte dello stesso consesso, della pubblica utilità.
Nonostante il progetto sia attualmente ancora in una fase embrionale (cioè nella fase di inserimento
delle modifiche indicate dall’Amministrazione), non può non suscitare già alcuni dubbi ed alcune
preoccupazioni.
Innanzitutto, non si comprende la necessità di un’opera di questo tipo, la quale viene già “venduta”
da qualcuno, come un intervento funzionale a riqualificare un tratto di spiaggia da sempre poco
curato e in stato di quasi abbandono. Pur ammettendo che ciò sia vero, e fermo restando che se
un’area cittadina si trova in uno stato di degrado, la circostanza è imputabile principalmente
all’Amministrazione comunale, non si comprende perché l’intervento di presunta riqualificazione di
quel tratto di arenile non venga realizzato direttamente dall’Amministrazione stessa, rientrando, la
riqualificazione urbana negli scopi principali di un Comune. Per quanto a volte sia molto utile la
collaborazione con i privati, è comunque il soggetto pubblico che ha il dovere e la responsabilità di
progettare la riqualificazione ed il rilancio di un’area cittadina, in quanto è l’unico soggetto
chiamato a perseguire l’interesse pubblico ed è l’unico ad avere quella visione d’insieme necessaria
a garantire la massima realizzazione di questo interesse. A far realizzare una tale operazione ad un
privato (il cui scopo, legittimo, è quello di massimizzare i propri profitti) si rischia di privatizzare,
nei fatti, il tratto di spiaggia oggetto dell’intervento di riqualificazione: sia perché si corre il rischio
che anche la passerella che attraversa longitudinalmente quella lingua di arenile, possa essere usata
per scopi privati da parte di operatori economici, sia perché nel progetto è prevista la costruzione di
uno stabilimento balneare privato (ad esclusivo vantaggio dei promotori del progetto), circostanza
che frustra ulteriormente la libertà di scelta (già abbastanza limitata) di fruire gratuitamente della
spiaggia e del mare.
Non si comprende, inoltre, perché un’opera definita di riqualificazione debba interessare solamente
un tratto di spiaggia libera, senza considerarla invece, nella sua interezza. La spiaggia alla Lampara,
così come tutte le altre spiagge libere di Cattolica, necessiterebbe infatti di un intervento di

riqualificazione complessivo al fine di renderla maggiormente fruibile da parte di tutti gli utenti,
soprattutto di coloro che hanno problemi di mobilità ridotta: si pensi ad esempio alla necessità di
dotare la spiaggia di una “rete” di passerelle che permetterebbe a chi è costretto in sedia a rotelle, a
percorrere liberamente l’intera spiaggia, potendo accedere comodamente ed autonomamente a
docce, bagni ecc., nonché alla necessità di ristrutturare le docce stesse (in perenne stato di quasi
abbandono) e di posizionare servizi igienici direttamente in spiaggia, evitando lo spiacevole disagio
nonché il pericolo di dover attraversa una strada aperta al traffico (e sempre abbastanza trafficata)
per accedere ai servizi attualmente posizionati sulla darsena del porto. Una riqualificazione seria ed
integrale delle spiagge libere permetterebbe di offrire un prodotto turistico adeguato ed al passo con
i tempi, tale da poter completare l’offerta balneare che Cattolica può offrire sul mercato. Ci si
domanda, pertanto, quale possa essere la “pubblica utilità” di questo progetto: non vorremo, infatti,
che l’unica utilità che ne ricaverebbe sia quella ad esclusivo beneficio di soggetti privati. Su questo
aspetto, un ruolo importante lo giocherà il Consiglio Comunale, chiamato, in ultima istanza, ad
approvare il progetto.
Non sono ben chiare, infine, le modalità di finanziamento del progetto. Essendo insito nel project
financing il contributo del privato nel finanziamento dell’opera, esso sarà totale o parziale? La
questione non è di poco conto, poiché, in caso di finanziamento parziale del privato, l’altra parte del
finanziamento dovrà essere coperta dal Comune, con il rischio di utilizzare soldi pubblici per
un’opera che al momento non pare realizzare alcun interesse pubblico.
Si tratta, in definitiva, di un progetto che presenta più ombre che luci, e non valgono a “salvarlo”
nemmeno i tentativi di chi, negli ultimi giorni, si sta impegnando a venderlo come un’opera di
pubblica utilità tale da poter permettere alle persone con disabilità di accedere alla spiaggia… ma
alla spiaggia di chi?

 

CATTOLICA FUTURA

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