Cento luminari contro un premio Nobel. In tanti denunciano le dichiarazioni di Luc Montagnier anti-vaccinazioni

Dal premio Nobel per la medicina nel 2008, per la scoperta del virus dell’Aids, alle denunce dei colleghi, oggi, per la sua presa di posizione no-vax. Il professor Luc Montagnier, 85 anni, scopritore del virus dell’Hiv nel 1983, è accusato da cento accademici delle scienze e della medicina che denunciano la deriva scientifica del luminare della medicina.

Un comportamento senza precedenti.

Gli accademici hanno dichiarato pubblicamente di non poter accettare che un appartenente alla loro accademia utilizzi il proprio premio Nobel per diffondere, al di fuori del proprio campo di competenze, dei messaggi pericolosi per la salute ad onta dell’etica che deve guidare le scienza e la medicina, secondo quanto ha riportato Le Figaro.

È stato martedì 7 novembre al teatro dei Mathurins, a Parigi, accanto a Henri Joyeux, radiato dall’ordine dei medici per le sue parole sui vaccini, che Luc Montagnier ha firmato la sua condanna scientifica.

Il premio Nobel non ha fatto giri di parole per denunciare la sua contrarietà ai vaccini. Ha dichiarato di voler lanciare un allarme alla Francia e a tutti i paesi. Anzi al mondo perchè, ha sostenuto, si tratta di un problema generale. L’ avvertimento, secondo Montagnier è che «noi è rischiamo, con buone intenzioni a cominciare dai vaccini, di avvelenare a poco a poco tutta la popolazione che ci seguirà». Una dichiarazione, riportata da Le Figaro, che va contro tutti gli studi che provano la protezione indispensabile apportata ai bambini dalle vaccinazioni.

Il lento naufragio scientifico di Montagnier non è di ieri. Anche nel suo campo prediletto. Nel 2009 pronunciò parole che Le Figaro ha definito allucinanti sul virus dell’Aids e sulla sua trasmissione nel documentario antiscientifico diffuso nel 2009, House of Numbers: Anatomy of an Epidemic. Nell’occasione, all’epoca, Montagnier sostenne che le persone possono trovarsi esposte al virus Hiv numerose volte senza essere infettate in maniera cronica. Il sistema immunitario è in grado di eliminare il virus in qualche settimana se funziona bene. Una dichiarazione che non è stata sostenuta dalla scienziata che insieme a lui prese il premio Nobel per la scoperta del virus Hiv, Françoise Barré-Sinoussi. Alla 19° conferenza internazionale sull’Aids che si svolse nel 2012 a Washington, intervistata in merito alle dichiarazioni di Montagnier risposte che al momento non ci sono dati seri per sostenere che se si ha un buon sistema immunitario si è in grado di proteggersi da soli dal virus dell’Hiv. Anche se è vero che è necessario considerare l’immunità naturale per gestire l’infezione dell’Hiv.

Montagnier non teme di procedere senza essere in possesso di dati certi. Sostiene che è il problema delle popolazioni africane. La loro alimentazione non è molto equilibrata e sono sottoposti a stress ossidativo e anche se non sono stati infettati dal virus Hiv il loro sistema immunitario non funziona già molto bene ed è incline a lasciar entrare e a persistre l’Hiv.

Il professore, secondo quanto ha riferito Le Figaro, non si è accontentato di elaborare questa teoria mai dimostrata, ma ha proposto altri metodi per gestire l’epidemia. «Ci sono altri maniere al di fuori del vaccino», ha detto Montagnier secondo quanto riportato da Le Figaro, «di ridurre la trasmissione, semplicemente attraverso misure di nutrizione, dando degli antiossidanti, accompagnate da misure di igiene, e combattendo le altre infezioni».

Andando indietro nel tempo, altri avvertimenti hanno intaccato la reputazione scientifica del professore. Nel 2010, sostenne l’idea della memoria dell’acqua, avanzata nel 1988 da Jacques Benveniste, che Montagnier non ha esitato a definire «un Galileo Galilei dei tempi moderni», mentre la comunità scientifica screditava questo lavoro. E oggi, a non essere più compreso è Montagnier.

Fonte: ItaliaOggi.it