Coates, memoria schiavitù è romanzo

TA-NEHISI COATES, ”IL DANZATORE DELL’ACQUA” (EINAUDI, pp. 394 – 21 euro – Traduzione di Norman Gobetti) – Da una parte c’è il Ta-Nehisi Coates, giornalista, sceneggiatore di fumetti (come il primo con supereroe nero della Marvel), saggista e intellettuale rigoroso e ascoltato a proposito di schiavismo e segregazione raziale, di cui ha valutato anche il valore economico, dall’altra con questo primo romanzo, un narratore di grande suggestione e invenzione, tra cruda realtà e necessità di sognare, proprio sul tema del passato in schiavitù dei neri americani.
    Non a caso sceglie di raccontare, dal punto di vista della gente del Servizio (gli schiavi neri), un periodo esemplare, quello in cui le grandi proprietà in Virginia entrano in crisi, le piantagioni di canna da zucchero vengono abbandonate e per fra fronte ai debiti i padroni, i rappresentanti della cosiddetta Qualità (ovviamente bianca) vendono la manodopera, impoverendosi sempre più mentre i campi vanno in malora e alzano la testa i bianchi poveri (detti la Feccia). Insomma anni di cambiamenti e di trapasso con gli schiavi che sognano sempre più la libertà e di raggiungere il nord, mentre i padroni in crisi si incattiviscono.
    In questo quadro, e nella tenuta dall’esemplare nome di Lockless, si svolge il romanzo di formazione con protagonista Hiram Walker, figlio di una schiava e del suo padrone, di cui seguiamo la crescita negli anni, da quando bambino rimasto orfano viene salvato dall’anziana Thena (che un giorno invece sarà lui a salvare) e poi, ragazzino molto sveglio e intelligente, viene tolto dai campi e chiamato a servire in casa del padrone per star vicino al figlio legittimo Maynard, invece poco furbo e sempre nei guai. Finché un giorno il calesse che li riporta a casa sotto un temporale non cade da un ponte e finisce nel Goose in cui Maynard annega travolto dalla corrente, mentre Hiram è attratto da una luce azzurra che è come lo aiutasse a mettersi in salvo. Gli si svela allora un destino di superpotere legato appunto all’acqua (e al ricordo della madre) chiamato Conduzione per la sua capacità di teletrasportare magicamente sé e altri per esempio al di là di un fiume e che segnerà il suo futuro, quando deciderà di scappare e finirà per unirsi agli abolizionisti della Ferrovia Sotterranea, che unisce neri e bianchi come l’insospettabile e doppiogiochista Corinne Quinn e porta alla libertà i fuggiaschi, la stessa vagheggiata e raccontata nell’omonimo romanzo da Colson Whitehead. Tanto più che, tra lutti e persecuzioni, deve riuscire a liberare anche l’amatissima Sophia, costretta ad essere l’amante del fratello del padrone Nathaniel Walker.
    Romanzo non avvincente ma intrigante con questo suo giocare sui sogni, le illusioni, le leggende (i futuri schiavi che si buttavano in mare dalle navi negriere si ritrovavano poi magicamente di nuovo in Africa) che circolavano tra nei campi, tra gli schiavi che anelavano a una vita diversa e le cui fughe spesso finivano in sanguinosa tragedia. Appunto tra realtà storica, con la comparsa anche di personaggi esistiti come Harriet Tubman famosa abolizionista, e una sua forza realistica, e l’invenzione di fantasia la narrazione procede talvolta diluendosi o mettendo in secondo piano, come riferiti, episodi essenziali che non coinvolgono direttamente il protagonista. Il senso del libro comunque è preciso nel farci sentire quanto sia totalizzante il bisogno di libertà (”la schiavitù è un perpetuo desiderio insoddisfatto”) e assieme incentrandosi sull’importanza del non dimenticare, della potenza dei ricordi perché, come ricorda la Tubman a Hiram ”la memoria è la via” e di questo, al non passare sotto silenzio il passato, l’autore ha fatto l’impegno della sua vita.
   


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