Commissariati dalla Consulta

C’è un giudice che da un paio di giorni sta sminando il terreno sul quale cammina la maggioranza di governo. Non lo fa per altruismo, diciamo che è la fortuna di Giuseppe Conte. Le cose accadono e lui tira un sospiro di sollievo. Il premier è una sorta di Mr. Magoo, l’imperturbabile vecchietto praticamente orbo che si ritrova sempre in orbita sopravvivendo a qualsiasi insidia. I pericoli lo sfiorano, senza mai toccarlo. Il giudice di Conte non ha un nome e un cognome. Si potrebbe chiamarlo destino, ma in realtà è il più importante organo della magistratura, l’architrave delle leggi italiane: la Corte costituzionale.

La Consulta in due giorni ha affrontato due temi delicati anche dal punto di vista politico. Il primo ha a che fare con il ponte Morandi. Il governo Conte numero uno, quello con la Lega, varò il «decreto Genova». La scelta fu di lasciare fuori dai lavori di demolizione e ricostruzione Autostrade per l’Italia. La società dei Benetton fece ricorso. È legittimo escludere qualcuno senza una condanna in tribunale? La Consulta ha detto sì. La scelta del governo è legittima, perché presa in un momento di «eccezionale gravità». Tutto questo però avviene mentre Autostrade sta facendo un braccio di ferro con il governo sulla revoca delle concessioni. La sentenza rende la sua posizione più debole e offre una scusa a Conte per usare una mano più pesante.

La Corte costituzionale ieri ha dato un colpo al decreto sicurezza caro a Salvini. Non si può impedire l’iscrizione all’anagrafe ai richiedenti asilo. Si brinda a sinistra. Quel provvedimento però porta anche la firma dei grillini. La Consulta, di fatto, sta prendendo decisioni al posto di Conte. Il suo immobilismo, che è anche la sua cifra politica, viene in qualche modo «commissariato» dal giudice dei giudici. Il premier ringrazia e tira a campare.



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