Commissioni, niente accordo: il caos giallorosso è ovunque

La trattativa per il rinnovo della guida delle commissioni di Camera e Senato (dopo due anni e mezzo) piomba come un fulmine sulla maggioranza: non c’è accordo tra Pd, M5S, Leu e Italia Viva sul mini-rimpasto ai vertici delle commissioni. Il calendario parlamentare fissa tra domani e mercoledì l’elezione dei nuovi presidenti. Ma non è escluso un rinvio a settembre. La quadra non c’è. La partita si annuncia delicata. E si incrocia con dossier caldi per l’esecutivo: Autostrade ed Europa. Il M5s vorrebbe tenere le sue presidenze di commissione e lasciare che quelle ora in capo alla Lega vengano divise tra gli alleati. Ma ci sarebbe un pressing in atto da parte degli altri gruppi perché qualche pentastellato si faccia da parte.

Il capo politico dei Cinque stelle Vito Crimi è accerchiato: da un lato gli alleati spingono per sostituire qualche presidente in quota grillina, dall’altro i parlamentari interni vorrebbero prendere il posto dei colleghi alla guida delle commissioni. Ma Crimi teme, soprattutto al Senato, che la sostituzione di qualche presidente possa far perdere pezzi al Movimento. Indebolendo così la maggioranza giallorossa. L’unica casella che il Movimento sarebbe pronto a mettere sul tavolo degli alleati è la commissione Finanze, presieduta dall’ex M5s Raffaele Trano, che si era fatto eleggere a inizio legislatura con i voti dell’opposizione. Quella presidenza sarebbe stata offerta a Luigi Marattin, deputato di Iv, che però i renziani vorrebbero alla guida di una commissione più «pesante», la Bilancio, attualmente guidata dal leghista Claudio Borghi.

Per capire bene le difficoltà della trattativa, va fatto un passo indietro. Il no di Iv alla mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha avuto un prezzo: tre commissioni di peso. Marattin oscilla tra la Bilancio e le Finanze. Ma i renziani hanno messo gli occhi su altre due commissioni: Trasporti e Giustizia. Francesca Businarolo presidente della commissione Giustizia dovrebbe fare un passo indietro in favore di Lucia Annibali o Maria Elena Boschi. La commissione Trasporti alla Camera (oggi guidata dal leghista Alessandro Morelli) è segnalata in quota Pd. Sul fronte dem spingono per incassare una presidenza Piero De Luca, figlio del governatore della Campania, proiettato alla commissione politiche europee, e Chiara Braga all’Ambiente.

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti punterebbe alla commissione Esteri della Camera. Al Senato la trattativa è ferma: il M5S non vuole mollare le poltrone. Italia Viva vuole incassare almeno due commissioni. Leu sogna Pietro Grasso alla guida della commissione Giustizia. Mentre il Pd ne vorrebbe portare a casa due: Tommaso Nannicini alla commissione Lavoro al posto della grillina Giusy Matriciano e Roberta Pinotti agli Affari Esteri. Chi molla? C’è poi il dem Luciano D’Alfonso che potrebbe spuntarla per la Finanze al posto del leghista Alberto Bagnai.



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