Conte mette le mani avanti: “Zona rossa? Sfido chiunque a disporla”

Giuseppe Conte mette le mani avanti. Mentre l’inchiesta sulla mancata zona rossa in Val Seriana procede in silenzio, il premier torna a parlare di quella decisione mai presa. Come già fatto qualche settimana fa rispondendo ad una giornalista (“se sarà al Governo, scriverà lei i decreti”), la strategia di Palazzo Chigi batte di nuovo la strada dell’imprevedibilità della sfida. Il ragionamento, in soldoni, è questo: nessuno se lo aspettava né era preparato, dunque c’è poco da cercare eventuali colpevoli. In fondo questa linea difensiva l’aveva già fatta trapelare sui giornali (“Non avevo il manuale“) proprio nei giorni in cui la pm Maria Cristina Rota si preparava ad ascoltarlo come persona informata sui fatti.

“Abbiamo vissuto un’emergenza così inaspettata che ci ha costretto ad apire all’impossibile il panorama della mente e all’impensabile il raggio della nostra azione – ha detto Conte durante la Cerimonia di ringraziamento dei medici e infermieri della Task force della Protezione Civile – Nessuno di noi avrebbe mai pensato di poter prendere le decisioni che abbiamo preso. Sfido qualunque Presidente del Consiglio a pensare di poter disporre, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi in uno Stato democratico, una zona rossa per 10 comuni del lodigiano”. Il premier non cita la Bergamasca, ma è evidente che è a quella polemica che sta pensando. Nessun passo indietro, dunque. Nessuna autocritica. Tutto perfetto. La stessa sfida, infatti, Conte l’ha lanciata anche sulla “decisione di dire ai cittadini non uscite più di casa se non per comprovate ragioni”, sulla opportunità di imporre “misure di distanziamento” sfidando “le regole base e i principi fondamentali del nostro ordinamento democratico, con implicazioni politiche, giuridiche e economiche”. Insomma, “una prova difficilissima, impegnativa, inaspettata”. Quindi incolpevole.

Nel suo intervento, il premier ha poi ricordato i morti “che non sono numeri”, ha rigraziato i sanitari (“Non vi chiamo eroi, ma siete grandi professionisti di grande cuore”) e lodato il Paese per aver dato “grande prova di sé”. Poi ha invitato tutti a “rispettare le regole” anche se “siamo usciti dalla fase acuta”, ringraziando gli operatori sempre al lavoro in questi mesi di pandemia. “Ne ho parlato con il presidente della Repubblica – ha spiegato – quest’anno non c’è la possibilità di attribuire le onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica, abbiamo rinviato al 27 dicembre e chiesto ai prefetti di segnalare le persone che si sono particolarmente distinte, ovviamente nelle professioni sanitarie ma anche della Protezione civile, le forze dell’ordine i vigili del fuoco e di tutte le categorie”.

Sullo sfondo resta però il nodo della zona rossa. Da Bergamo trapelano poche notizie. Per ora due persone sarebbero state iscritte nel registro degli indagati per la chiusura e l’immediata riapertura dell’ospedale di Alzano Lombardo. Ma si attendono decisioni anche sul filone della mancata zona rossa, dove Andrea Cristanti è stato indicato come possibile consulente. Proprio oggi il virologo intorno alle 12 si è presentato in Procura da cui ha ricevuto “quattro quesiti, anche sulla mancata zona rossa”. “Se all’ospedale di Schiavonia (Padova) avessimo fatto come ad Alzano, sarebbe stata una strage”, ha detto il professore. Crisanti per ora non ha ancora firmato la consulenza, oggi valuterà il da farsi in base alle richieste dei pm. La sua consulenza dovrebbe aiutare a chiarire a chi indaga se il ritardo nella zona rossa possa aver accelarato o aggravato il contagio. E quindi prefigurare un’ipotesi di reato.



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