Conte nella trappola leghista. Sul governo c’è aria di crisi

In una delle numerose esternazioni post-voto il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito che l’agenda di Palazzo Chigi deve cambiare e una delle priorità è il decreto Sicurezza bis.

L’eloquente silenzio di Giuseppe Conte, dopo la pubblicazione dei risultati definitivi, ha tradito l’imbarazzo del presidente del Consiglio che, dopo il cataclisma delle Europee, difficilmente potrà fare gioco di sponda con Luigi di Maio assecondandone le velleità. Secondo un report del capo economista Italia di Unicredit, Loredana Federico, «la prima reazione sarà una significativa pressione sulla Tav Torino-Lione, sull’autonomia delle regioni settentrionali e sull’introduzione della flat tax». Si tratta delle richieste formulate dal Capitano durante tutta la giornata di ieri e per le quali ha invocato un vertice di governo. «La Tav? Se la democrazia ha un senso direi che i piemontesi si sono espressi. Se non è un referendum poco ci manca», ha sottolineato Salvini dicendo di aspettarsi che «gli amici dei cinque Stelle» tornino «dialoganti, costruttivi e rispettosi». L’Opa leghista su Palazzo Chigi ha un elevato coefficiente d difficoltà. Come sottolineato da Federico, «la maggioranza dei parlamentari della coalizione è M5s», dunque non conviene esagerare altrimenti nessuna misura passerà.

Se il decreto Sicurezza bis dovrebbe causare pochi mal di pancia tra i pentastellati, discorso diverso per la Tav il cui stop definitivo è ragione sociale del Movimento. Un primo segnale si avrà già oggi al riavvio dei lavori in Aula e commissioni con la ripresa dell’esame dei due provvedimenti rimasti in stand-by in Parlamento: il decreto Sblocca cantieri al Senato (con la Lega che vorrebbe inserire la Tav tra le opere da commissariare) e il decreto Crescita. Salvini, invece, non è stato chiarissimo sulla riduzione della pressione fiscale rinviando alla battaglia per modificare i regolamenti europei. Con una manovra che tra clausole di salvaguardia e spese programmate parte da 40 miliardi di euro, la flat tax potrebbe essere solo embrionale (nella versione light costa circa 15 miliardi). Anche in virtù dell’imminente arrivo della lettera di richiamo da Bruxelles.

Molto problematico il tema delle autonomie di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le bozze delle intese con le Regioni sono pronte da mesi ma presentano problemi di carattere finanziario in virtù del maggior gettito fiscale che sarebbe trattenuto alla fonte. M5s si era opposto in quanto primo partito al Sud, ma ieri Salvini ha interpretato l’ottimo risultato della Lega nel Mezzogiorno come un via libera generalizzato al dossier.

Ecco perché Unicredit vede una disgregazione della maggioranza nei prossimi mesi come scenario più probabile. La data delle elezioni anticipate, conclude il report, dipenderà dall’eventuale richiesta del presidente Mattarella a Lega e M5s di assumersi la responsabilità di una difficile sessione di Bilancio. Il Giornale.it