Conte rallenta su Autostrade per non irritare Cina e Germania

Il governo gioca una partita d’azzardo, la posta in palio è la tenuta della maggioranza che, per Giuseppe Conte val bene un terremoto finanziario sulle autostrade. Un terremoto che ieri mattina sembrava destinato a deflagrare già oggi. Ma a sera si era trasformato in un giallo internazionale.

Con due interviste il presidente del Consiglio fa salire la tensione a un livello superiore bocciando l’offerta di pace di Atlantia. Conte parla di «risposta ampiamente insoddisfacente, per non dire imbarazzante» alle richieste del governo. «Sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton», attacca ancora. Una condanna senza processo. La vera domanda è cosa spinga «l’avvocato degli italiani» ad abbandonare i soliti modi da mediatore per partire alla carica, rendendo più plausibile l’ipotesi di una revoca della concessione in un consiglio dei ministri subito fissato per oggi alle 11.

È la risposta più gettonata è un accordo con il Pd che gli consente di tenere unita la maggioranza evitando l’implosione dei 5 Stelle, i quali potrebbero presto essere chiamati a trangugiare il Mes. Da Nicola Zingaretti arriva l’avallo e pare fatta. Per il leader del Pd, la proposta di Atlantia non è imbarazzante come dice Conte, ma «deludente» sì. E indica la direzione: «Un assetto societario che veda lo Stato al centro di una nuova compagine azionaria».

La società intanto squaderna pubblicamente l’offerta di aumentare da 2,9 a 3,4 miliardi l’onere che è disposta a sostenere sia con maggiori manutenzioni che attraverso la rimodulazione del sistema di concessioni di favore di cui Autostrade ha sempre goduto. In più, i Benetton sarebbero disponibili a scendere al di sotto del 51 per cento, facendo spazio al socio pubblico. «Quello che aveva chiesto il governo», fa sapere la società.

Ma non basta più: Conte ha bisogno dello scalpo di un nemico da offrire sull’altare del grillismo (esulta Toninelli): bisogna far fuori del tutto i Benetton. E, con l’appoggio del Pd, il governo è disposto ad andare avanti anche se non è chiaro quale sia il piano per gestire autostrade il giorno dopo la nazionalizzazione, né quanto potrà costare il contenzioso che rischia di aprirsi in caso di revoca (c’è una stima da 23 miliardi). E poi ci sono i 7mila dipendenti. E i 17mila risparmiatori che hanno comprato il bond di Autostrade: rischierebbero grosso in caso di default. Un crac da 19 miliardi, dicono gli analisti. E la Borsa non mente: ieri il titolo è andato giù del 15 per cento, tanto che Salvini ha minacciato un esposto alla Consob. «Strampalata operazione, costerà miliardi», avvisa Mariastella Gelmini. Atlantia convoca un Cda straordinario per prepararsi alla revoca quando all’improvviso arriva una frenata: Conte oggi dovrebbe solo distribuire un dossier ai ministri. Cosa è successo?

Più che dall’altolà di Renzi, il segnale arriva da una irrituale battuta di Angela Merkel durante l’incontro di ieri con Conte nel Castello di Meseberg: «Sono curiosa di sapere come andrà il Cdm». Di certo c’è che i soci stranieri di Autostrade si fanno sentire. Ci sono i tedeschi come Allianz. Ma anche Silk road, il fondo cinese che donò parte delle «mascherine omaggio» vanto di Di Maio. Amici che è difficile scontentare.



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