Corona condannato a un anno, assolto per due reati. Esulta: “Giustizia è fatta”

L’ex fotografo dei vip ha letto una lettera ai giudici: “Ridatemi la mia famiglia, i soldi non mi interessano”. Alla lettura della sentenza il bacio con la fidanzata Silvia Provvedi: “Sei unica”

Milano,  12 giugno 2017-   Fabrizio Corona è stato condannato a un anno di carcere dal Tribunale di Milano per sottrazione fraudolenta delle imposte. E’ stato, invece, assolto per altri due reati, tra cui, quello più grave, di intestazione fittizia dei beni in relazione ai 2,6 milioni di euro che secondo la Procura, aveva nascosto al fisco nel controsoffitto della sua collaboratrice Francesca Persi. Applausi e urla di giubilo hanno accolto la lettura del verdetto. L’ex fotografo dei vip ha esultato, visibilmente soddisfatto per la decisione dei giudici, e ha poi abbracciato ebaciato la fidanzata Silvia Provvedi, presente al Palazzo di Giustizia.

L’URLO LIBERATORIO: “GIUSTIZIA E’ FATTA” “Giustizia, è fatta! Avvo’, ti voglio bene per sempre” ha detto battendo i pugni sul tavolo e abbracciando uno dei suoi legali, l’avvocato Ivano Chiesa. Nelle sue dichiarazioni spontaneee, Corona aveva definito Chiesa “un secondo padre” per la dedizione con cui l’ha affiancato negli ultimi anni. In lacrime la fidanzata: “E’ uscita la verità, le accuse sono cadute nel nulla – ha detto la cantante del duo ‘Le Donatella’ – ora spero che esca molto presto dal carcere. In casi come questo l’amore può aiutare”. Felice anche la signora Gabriella Corona, madre di Fabrizio: “Giustizia è fatta, questi giudici hanno capito mio figlio. Carlos (il figlio di Corona, ndr) aspetta suo padre”.  Molto soddisfatti anche gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti. Il primo è stato abbracciato a lungo dopo il verdetto “e – ha scherzato il legale – mi ha dato anche tante botte e mi ha detto ‘sei fortissimò”. Venendo meno la misura cautelare ora la difesa punta ad una nuova istanza per l’affidamento in prova.

IL VERDETTO – “Fabrizio Corona resta in carcere – ha detto l’avvocato Ivano Chiesa – perché il Tribunale di sorveglianza ha revocato il suo affidamento in prova ai servizi sociali, ma, essendo venuto meno il mandato di cattura basato sull’intestazione fittizia di beni che ora non c’è più, le cose cambiano di molto. Fabrizio potrà quindi riprendere il suo percorso” “Sono contentissimo – ha aggiunto il legale -, continuo a ridere e sono anche un po’ distrutto, perché Fabrizio, subito dopo la lettura della sentenza, mi ha riempito di botte. Giustizia è fatta. Avevo detto che il giudice Salvini era un fuoriclasse e così è stato. Già sei mesi fa avevo detto che non esisteva il reato di intestazione fittizia e che Fabrizio non c’entra niente con la mafia e nemmeno con la criminalità organizzata. I soldi sono di provenienza lecita, l’intestazione fittizia si contesta in quei casi, non in questi. Adesso questa sentenza verrà rappresentata al Tribunale di sorveglianza che ha basato” la revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali “su un provvedimento inesistente”, ha spiegato l’avvocato Chiesa, sottolineando che adesso i difensori dell’ex re dei paparazzi “proveranno a ripartire anche davanti al tribunale di Sorveglianza”, cercando di far scarcerare Corona. Il collegio, presieduto da Guido Salvini, ha anche condannato a tre mesi a collaboratrice di Corona, Francesca Persi. L’ex agente fotografico era stato nuovamente arrestato lo scorso 10 ottobre mentre era in affidamento in prova ai servizi sociali per scontare condanne già definitive. Il pm Alessandra Dolci aveva chiesto una condanna a cinque anni e una multa di 14mila euro, ma anche la confisca del denaro sequestrato. Per il pm, inoltre, Corona doveva essere indagato anche per un altro reato: appropriazione indebita, in relazione al denaro che Corona avrebbe sottratto alla società Atena. Per Francesca Persi, sua collaboratrice, la richiesta invece era di 2 anni e 4 mesi.

LE PAROLE DI CORONA E LE LACRIME DELLA FIDANZATA – “Fuori ad aspettarmi è rimasta mia madre, che darebbe la vita per mio figlio ma si sta facendo vecchia, e la miafidanzata, che pur essendo giovane è unica e speciale e quello che ha fatto per me non lo avrebbe fatto nessuna donna. Ho questa piccola famiglia, mi aspetta ed è l’unica cosa che voglio, i soldi non mi interessano, potete anche tenerveli. Datemi ciò che è giusto e fatemi riprendere il percorso da dove lo avevo interrotto”. Questo è un passaggio della lettera che Fabrizio Corona ha indirizzato ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano, poco prima della lettura della sentenza. “Sono stanco – ha aggiunto l’ex re dei paparazzi -, non penso di essere è più forte come prima e ho paura, non per me ma per mio figlio, che dal giorno del mio arresto a casa di mia madre in un modo così assurdo non è più quello di prima”.

“Sono sempre stato un casinista, sono forse un matto, ma non sono un criminale e soprattutto non sono e non sarò mai un mafioso”, ha proseguito, “mio figlio Carlos di 14 anni è venuto a trovarmi in carcere e mi ha detto: non può esistere una società basata sul libero arbitrio, cerca di essere fiducioso e soprattutto ricorda che il perdono è meglio di una preghiera”. Ha anche citato Platone e Shakespeare Fabrizio Corona. La sua è stata una difesa appassionata e l’ex re dei paparazzi ha ringraziato pubblicamente la fidanzata Silvia Provvedi, che si è commossa, per l’appoggio dimostratogli. Non sono mancati, però, gli attacchi agli inquirenti e alla Dda di Milano e al pm Alessandra Dolci, che per Corona avrebbero fatto “molto rumore per nulla”. Corona ha detto di sentirsi “un perseguitato” dalla giustizia italiana, “solo perché arrestare Corona dà 5 minuti di celebrità a tutti”.

L’ACCUSA – Per la Procura, Corona ha “occultato” il suo “tesoro” da 2,6 milioni di euro, in parte forse anche “provento di reati commessi in passato” tra cui il fallimento della sua agenzia Coronàs, sia in cassette di sicurezza in Austria che nel controsoffitto della collaboratrice Persi, intestando “fittiziamente” quei contanti all’amica “ventennale”, per “sottrarlo” alle verifiche dell’autorità giudiziaria e al sequestro che poi è arrivato, disposto dalla Sezione misure di prevenzione. La pm ha voluto smontare la tesi della difesa che sostiene che Persi è stata solo “mera custode” dei soldi, frutto solo del ‘nero’ delle sue serate, eventi e campagne. Corona, secondo il pm, nascondendo circa 1,7 milioni nel controsoffitto di Persi voleva renderli “non tracciabili”, come aveva fatto in passato portando denaro in Svizzera o a San Marino. Il pm ha chiesto anche la trasmissione degli atti in Procura per appropriazione indebita ai danni della società Atena, riconducibile a Corona. L’avvocato Chiesa ha usato toni molto polemici verso la Procura, colpevole, a suo dire, di non avere indagato a fondo sulla bomba esplosa davanti all’abitazione del suo assistito l’estate scorsa.

Corona al termine della lettura delle sentenza del processo nell'aula del tribunale (Ansa)

Corona al termine della lettura delle sentenza del processo nell’aula del tribunale (Ansa)