Così il M5S ha abbandonato la retorica dell’uno vale uno

Approvati i nuovi regolamenti: pieno potere a Luigi di Maio che diventa “primus inter pares”. Scintille nelle assemblee

Rivoluzione nel Movimento Cinque Stelle: archiviata – anche nelle carte – la regola dell’”uno vale uno”, i parlamentari danno pieni poteri a Luigi Di Maio, eletto così ufficialemente “primus inter pares”.

Con la fine dell’era del padre-padrone Beppe Grillo, quindi, viene sancita la piena trasformazione del movimento in partito. Basta leggere il regolamento approvato ieri sera e che prevede tra gli altri punti cardine fedeltà al programma, trasparenza, serietà e partecipazione attiva.

Ma non solo. Spunta un po’ a sorpresa la possibilità per parlamentari eletti con altri partiti di iscriversi al M5S, a patto che “siano incensurati, non siano iscritti ad altro partito, non abbiano già svolto più di un mandato elettivo oltre quello in corso e abbiano accettato e sottoscritto il codice etico”.

E poi c’è un’altra questione: quella dei capigruppo che – proprio come è accaduto con Giulia Grillo e Danilo Toninelli – non sono più votati dai parlamentari, ma scelti direttamente dal “capo politico” (cioè di Maio). Proprio come è accaduto per i candidati ai collegi uninominali prima delle elezioni.

Un tema che, racconta l’Adnkronos, ha scaldato gli animi soprattutto in Senato, dove Elena Fattori ha aspramente criticato il leader. Soprattutto perché il regolamento sarebbe stato sottoposto al voto senza il dovuto anticipo. A lei Di Maio avrebbe risposto che avrebbe dovuto rivolgere le sue obiezioni prima che lui fosse eletto capo politico del M5S.

“La perplessità che ho sollevato io riguarda il ruolo del capo politico nel caso diventasse premier”, spiega quindi la Fattori alla stessa agenzia di stampa, “A lui infatti spetta la nomina del capogruppo parlamentare e degli altri membri del consiglio direttivo. Qualora egli diventasse capo del governo la vedrei come un’interferenza del potere esecutivosu quello legislativo, quindi avrei gradito un distinguo in questo caso, lasciando al parlamentari l’elezione del capogruppo in caso di un ruolo governativo di Di Maio. La distinzione dei poteri è stata un punto importante nella campagna per il No al referendum costituzionale che ci ha visti protagonisti“.

E poi c’è il deputato Andrea Colletti, che fa notare come il regolamento votato ieri non sia identico allo statuto redatto a settembre e da sottoscrivere obbligatoriamente per poter essere candidato. Ad esempio dando ogni potere al capo politico nella nomina del consiglio direttivo.

Alla fine contro il regolamento hanno votato solo due senatori e tre deputati. Ma votandolo i parlamentari hanno stretto un legame più profondo con Davide Casaleggio, come racconta Repubblica, e con i siti internet che fanno capo alla Casaleggio Associati, unici mezzi per la comunicazione interna ed esterna al movimento. Il Giornale.it