Cucchi, Del Sette: ‘Dopo la morte verifiche non approfondite’

“Io ho comandato due compagnie romane, con migliaia di arresti. Il comandante non può verificare per ognuno cosa è stato fatto, ma dopo un fatto così grave come la morte di Stefano Cucchi a una settimana dal suo arresto, a mio giudizio le verifiche dovevano essere più approfondite”. Lo ha detto il generale Tullio Del Sette, ex comandante generale dei Carabinieri, sentito come testimone nel processo che vede imputate otto persone per presunti depistaggi nelle indagini sulla morte di Stefano Cucchi.

Nel corso dell’audizione Del Sette ha mostrato come “contributo alla verità processuale” la lettera del 12 dicembre 2015 da lui scritta come nota stampa, alla luce della richiesta di incidente probatorio avanzata dalla procura di Roma che chiedeva una nuova perizia medico legale sulle lesioni subite da Cucchi, conseguenza di un “violentissimo pestaggio da parte di carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia”.

Del Sette, che all’epoca dei fatti era capo dell’ufficio legislativo del ministero della Difesa, definì la vicenda “estremamente grave” e “inaccettabile per un carabiniere rendersi responsabile di comportamenti illegittimi e violenti”, e si disse “determinato nel ricercare fino in fondo la verità”, senza però arrivare a delegittimare l’Arma. “Quel mio comunicato era rivolto all’interno dell’Arma – ha aggiunto in udienza – ma anche all’esterno. Volevo chiarire all’opinione pubblica, e in particolare alla famiglia Cucchi, quale fosse la nostra posizione. Scrissi quel comunicato di mio pugno dalla prima all’ultima riga”.

Sempre quel giorno, Del Sette chiese anche informazioni alla scala gerarchica dei carabinieri su tutte le notizie che riguardavano il caso Cucchi e che “apprendevamo dalla stampa”. Per Del Sette “non tutti gli aspetti di quella vicenda furono verificati in modo approfondito e con la necessaria dedizione”, come ad esempio quelli relativa alla fase dell’arresto di Cucchi, del suo mancato fotosegnalamento e al suo trasferimento in tribunale per il processo per direttissima. Il generale ha poi aggiunto di “non aver parlato mai del caso Cucchi con il generale Gallitelli suo predecessore e con il suo successore, il generale Nistri”.

   


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