Da Paoli a Verdone, lo spettacolo per il copyright

ROMA – “Nel mondo dell’industria ci sono i brevetti, che sono sempre rispettati. E il diritto d’autore che cos’è se non il brevetto di artisti e creativi?”. Collegata dal suo studio a Milano, Caterina Caselli ha il piglio di sempre e si guadagna sul campo le stellette da generale in una battaglia delicata e difficile come quella per il riconoscimento del diritto d’autore anche da parte delle grandi piattaforme del web con la direttiva europea attualmente all’esame del parlamento italiano. Del resto, l’indimenticabile Casco d’oro degli anni ’60 diventata una delle più importanti produttrici musicali italiane combatte in buona compagnia: insieme a lei, chiamati in campo dalla Siae un po’ in carne e ossa un po’ via zoom, ci sono volti famosi di tutti i settori, dal cinema alla musica, il teatro, da Carlo Verdone ad Al Bano, da Roby Facchinetti a Tony Renis, Gino Paoli, Giovanni Caccamo, Cheope. E naturalmente Mogol, che della Società degli autori e degli editori è il presidente.

E’ lui a raccontare la battaglia, vissuta fin dal primo giorno del suo mandato perché a Strasburgo il parlamento europeo approvasse la direttiva sul copyright: “In quel caso l’onestà ha vinto, adesso però i governi sono chiamati ad accettare questa disposizione”, ricorda. Da qui la battaglia del mondo dello spettacolo, “perché l’Italia approvi e lo faccia in fretta”. Ci sono appoggi garantiti da sinistra a destra, assicura Mogol, da Pittella del Pd a Gasparri di Fratelli d’Italia e il ministro della cultura Franceschini sta facendo moltissimo.

“Nessun colore politico, solo una questione di giustizia – gli fa eco il dg Siae Gaetano Blandini – allo Stato italiano del resto questo provvedimento non costa nulla”. Ma “la paura è tanta” come fa notare preoccupato Verdone. E resta il fatto, sottolinea a nome delle associazioni del cinema l’autore e giornalista Andrea Purgatori, che non si può procedere con i tempi normali del Parlamento, non si può aspettare ancora un anno o peggio un anno e mezzo, “i più giovani e i meno conosciuti non ce la faranno”, così come i tantissimi lavoratori precari del mondo dello spettacolo. La crisi seguita alla pandemia rischia davvero di far precipitare la creatività italiana nel baratro, di togliere il futuro ai giovani “da sempre l’elemento vitale e imprescindibile della creatività”, come ricorda ancora Verdone.

I conti in rosso della Siae sono già una brutta premessa: “Per il 2020 stimiamo una perdita da 300 a 350 milioni di incasso da diritti d’autore rispetto al 2019- precisa all’ANSA il dg Blandini- cioè oltre il 50% degli incassi e questo significa che nel 2021 distribuiremo molto poco ai nostri associati”. L’allarme è sulla bocca di tutti, da Paoli che cita il caso di Mozart “costretto a scrivere musica ogni giorno per mangiare a Roby Facchinetti che invita a prendere esempio da Francia e Germania: “questa situazione è davvero umiliante”, ripete l’artista bergamasco che ha donato all’ospedale della sua città i diritti di Rinascerò Rinascerai la canzone composta con Stefano D’Orazion nei giorni più duri del Covid . Mentre Verdone avverte: “Senza un decente e giusto diritto d’autore la creatività non potrà crescere, avremo opere modeste fatte tanto per fare”. Allarme, ma anche indignazione, perché la resistenza dei grandi gruppi del web a pagare le tasse “su quello che li rende miliardari” “è qualcosa di immorale”, denuncia Verdone.

Purgatori ricorda ” che se non esistessero i contenuti non esisterebbero le piattaforme e nemmeno i palinsesti tv”. L’applicazione della direttiva copyright, sottolinea il conduttore di Atlantide, “è a costo zero per lo Stato, ma serve a riequilibrare almeno un pochino il rapporto tra chi sfrutta i contenuti e chi li crea”. Proprio in questi giorni, riferisce Blandini, la direttiva è all’attenzione del Senato che dovrebbe licenziarla entro giugno. Dopodiché passerà alla Camera e quindi al governo che dovrà mettere a punto il decreto attuativo. “Se c’è la volontà entro la fine dell’anno ce la si può fare”.


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