Dal silenzio dei dem agli insulti di Di Battista. Renzi: “Fare chiarezza”

Se i nuovi documenti sulla sentenza del 2013 provocano indignazione e richieste di commissioni parlamentari nel centrodestra, a sinistra l’effetto è molto diverso: silenzio assoluto, o quasi. Una coltre impenetrabile di mutismo che nasconde la fretta di archiviare il più rapidamente possibile il sospetto che gli ultimi anni di politica italiana siano stati falsati dall’intervento non imparziale della magistratura. Già il caso Palamara aveva messo in imbarazzo il Pd, ci mancava adesso la minaccia di riscrivere la storia del periodo berlusconiano. Pertanto, tra i Dem, prevale l’astensione da qualsiasi commento. Tranne rare eccezioni che confermano la regola, come la nota di Walter Verini, responsabile giustizia del partito, che quindi in quanto tale qualcosa prima o poi doveva dirla. Ma solo per affermare che non è il caso di parlarne troppo, anzi meglio non parlarne perché «la vicenda sollevata dai legali di Silvio Berlusconi avrà il suo iter», quindi «consigliamo di aspettare le sentenze ed i pronunciamenti. Di non alimentare campagne usando ancora la giustizia come terreno di scontro politico e propagandistico».

Ma anche il M5s, da sempre filoprocure, preferisce il silenzio. Anche qui con eccezioni, come il «Che Guevara di Roma nord» Alessandro Di Battista (nella foto), che finite le vacanze in America Latina e Iran è tornato a occuparsi di politica italiana, alla sua maniera sguaiata da eterno liceale in corteo. Sui social tuona contro «questo pericoloso tentativo di capovolgimento della realtà. Berlusconi ha finanziato Cosa Nostra! Ripeto: Berlusconi ha finanziato Cosa Nostra. In un Paese normale basterebbe questo per mandare, definitivamente, in naftalina un ex presidente del Consiglio. La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore disse Malcolm X. Ebbene rinfrescarla è un dovere per contrastare chi la Storia vorrebbe ribaltarla» scrive l’ex deputato grillino, considerato un papabile leader del Movimento dopo il fallimento di Di Maio. Toni che si ritrovano in un ex idolo del M5s, cioè l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, che si sente «offeso dal comportamento sia di Berlusconi che di quel giudice che è andato a sfogarsi con lui, se è vero che lo abbia fatto». Molto diverso invece l’atteggiamento di Iv, con Matteo Renzi secondo cui «di fronte a una vicenda che coinvolge un ex presidente del Consiglio, non può essere ignorata la richiesta di fare chiarezza», dice l’ex premier, che si è sentito telefonicamente con Berlusconi.

Ma oltre a Di Pietro parlano anche gli ex socialisti, protagonisti di quella stagione. «Berlusconi è stato l’italiano più perseguitato della storia. Con processi-farsa, come oggi apprendiamo dalla viva voce degli artefici – dice al Riformista Claudio Martelli, ex ministro Psi – Il plotone di esecuzione è lo stesso che ha preso la mira su di noi nel 1993, decidendo di far fuori una classe politica. Anche Craxi e io siamo stati messi nello stesso mirino, dovevano farci fuori dalla scena pubblica, e ci hanno dato la corsia preferenziale».



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