Dopo la sanatoria della Bellanova, la Boldrini vuole regolarizzare tutti

Con le modifiche ai Decreti sicurezza di Matteo Salvini ormai prossime, anche Laura Boldrini torna a parlare, e lo fa riproponendo uno dei suoi cavalli di battaglia, ossia la regolarizzazione dei migranti presenti sul territorio nazionale.

Un tema caro al deputato del Partito Democratico, che da sempre si batte per i diritti degli extracomunitari. In tarda mattinata, dunque, la Boldrini è tornatata all’attacco, postando un suo intervento alla Camera dei Deputati. “La #regolarizzazione dei migranti presenti sul nostro territorio è a vantaggio di tutti e di tutte perché consente di restituire dignità alle persone, di garantire la legalità e di tutelare la salute collettiva in un periodo di #pandemia”, scrive in calce al video la rappresentante del Pd, che insiste: “Perché allora regolarizzare un bracciante e non, ad esempio, un edile o un cameriere?”.

Insomma, il lavoro del ministro Teresa Bellanova sarebbe incompleto.

“La regolarizzazione va fatta sul serio”, continua nel post Laura Boldrini.“Perché consentire di mettersi in regola solo a chi è irregolare dal 31 ottobre 2019 e non a chi lo è da settimane o mesi prima?”.

Il governo, racconta l’ex LeU, ha accolto una delle proposte contenute nel suo ordine del giorno, firmato anche da altri deputati, impegnandosi, dunque, a garantire una sorta di monitoraggio sulle procedure in atto ed a valutare l’estensione della regolarizzazione anche ad altre categorie. La Boldrini, quindi, si augura che a ciò venga dato seguito.

Intervenendo ieri in Aula, la rappresentante del Pd ha in effetti insistito sul fatto che la cosiddetta sanatoria migranti sia stata inserita nel decreto per tre ragioni: per riconoscere dignità e diritti alle persone che vengono lasciate in condizione di irregolarità proprio per poterle sfruttare meglio, per garantire la legalità laddove invece regnano il caporalato e la mancanza di sicurezza, e per garantire dei livelli adeguati di tutela della salute. Il documento, però, avrebbe delle pecche. “Purtroppo questo documento è stato farcito di limitazioni e di condizioni tali da comprimere anche l’esito dell’operazione“, ha affermato la Boldrini, fornendo anche un esempio: “È come un treno ad alta velocità. Si va a tirare il freno di emergenza per paura che si arrivi troppo presto a destinazione”.

Per rimediare a queste “incongruenze”, ha spiegato Laura Boldrini, nei giorni scorsi aveva presentato in commissione un emendamento, ricevendo però un parere sfavorevole. Da qui la necessità di riproporre la questione mediante un ordine del giorno. Tutto questo per permettere ad “un numero maggiore di persone di accedere alla procedura di emersione. L’obiettivo è chiaramente quello di una maggiore sicurezza, sociale e sanitaria“, almeno a detta sua.



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