Finisce una giornata faticosa. 10 contagiati a Morciano e 60 in quarantena. … di Giorgio Ciotti, Sindaco

Giornata dove innanzi al nuovo DPCM gli stessi giuristi hanno dovuto confrontarsi con un testo governativo il cui gergo è, a volte, fonte di confusione, confronto e dibattito e sul quale tutti gli amministratori locali sperano faccia seguito una circolare esplicativa per metterci tutti in condizione di andare nella direzione che tutti auspichiamo.
Non a caso proprio ora si apprende che è stata emessa ordinanza di protezione civile per consentire gli spostamenti per lavoro che sembrava messa in discussione in mattinata.
Chiudere questa questione del coronavirus nel più breve tempo possibile deve essere l’obiettivo di tutti.
Le persone hanno bisogno di punti fermi e chiari. Devono sapere chi deve chiudere e perché, chi può stare aperto e perché. Questo non sempre si capisce leggendo le norme anche se in maniera approfondita. Servizi analoghi che vengono trattati diversamente, servizi diretti e a contatto con la persona nemmeno presi in considerazione.
Quello che rimane è la ragione di ciascuno di noi, è il senso di responsabilità di ciascuno di noi. Oggi seppur nella difficoltà di dover tenere aperti i canali con la prefettura, con gli altri sindaci e con la regione ho avuto modo di prendere visione di alcuni comportamenti che ancora oggi nel nostro comune non sono sicuri. Troppi affollamenti, specie nei supermercati, poco il rispetto della distanza di sicurezza tra una persona e l’altra, ancora si pensa che non stia succedendo niente. Non è così, i nostri reparti di rianimazione di Rimini stanno per raggiungere il limite della loro capacità. Non ci possiamo permettere di fregarcene di quello che accade. Non chiediamoci se possiamo andare lì piuttosto che là, se posso aprire mezz’ora in più piuttosto che mezz’ora in meno, il decreto del governo non è proprio un esempio di chiarezza ma chiariamocelo bene noi il senso: dobbiamo evitare il contatto sociale, sarà per 10 giorni, sarà per 15 giorni, sarà per 20 giorni ma se così non faremo oltre che ulteriori norme fortemente restrittive della libertà individuale la gente sarà più esposta e potrebbe stare male e morire.
Questo virus, a questo punto dipende esclusivamente dai nostri comportamenti, proviamo a pensare in ciascuna azione che facciamo se è sicura o non è sicura; per noi e per gli altri, se andiamo in un luogo pensiamo poi cosa portiamo a casa da quel luogo? I nostri ragazzi sono forse quelli a minor rischio ma non pensiamo che vivano in un altro mondo: se le scuole sono chiuse è proprio per evitare che la diffusione del virus possa passare tramite loro. Gli aspetti fondamentali di questa epidemia li abbiamo compresi: dobbiamo interrompere la catena evitiamo assolutamente le resse, il mancato controllo dei nostri giovani, tentiamo per quello che ci è possibile, di stare a casa e soprattutto, se siamo soli, chiediamo aiuto, muoviamoci solo se strettamente necessario per andare al lavoro per andare a fare la spesa per visitare i nostri cari. Per il resto non frequentiamo luoghi pubblici: questo è il senso degli orari di chiusura dei bar e ristoranti. Decreto che, bisognerebbe ricordare al governo, manca di troppi pezzi: l’Italia ha anche ben altri centri di aggregazione rispetto ai soli bar e ristoranti. Nulla dice di servizi direttamente a contatto con la persona oppure non tiene conto di attività che pure fanno parte della ristorazione ma ristoranti non sono con il rischio di mettere un’attività contro l’altra. Già qualche correzione al decreto è intervenuta in serata, attendiamo domani per capire meglio il senso delle norme ma il mio richiamo è solo quello al buon senso a prescindere da ciò che troviamo scritto sulle ordinanze e sui decreti. Stiamo uniti e sappiamo che da questa storia del coronavirus non ne usciremo per il tramite di decreti e ordinanze ma solo ed esclusivamente tramite la nostra volontà, buon senso e altruismo. Forza Morciano.

Giorgio Ciotti, Sindaco di Morciano