Fuksas, “Case e città, l’Italia deve cambiare”

 “La situazione è allarmante, il futuro italiano è un’incognita, con una popolazione destinata inesorabilmente a ridursi e una disoccupazione in forte crescita. Sono preoccupato”. In smart working “da più di cento giorni”, lontano da Roma e dal suo studio “almeno quattro giorni su sette”, ancora di più da Parigi dove ha un altro grande studio e dove manca dall’inizio del lockdown, Massimiliano Fuksas è un fiume in piena, animato dalla voglia di fare, pronto a partecipare agli Stati Generali indetti dal governo.
    Almeno se davvero arriverà l’invito, per ora circolato solo nel tam tam dei media. Raggiunto al telefono dall’ANSA, l’architetto in realtà giura di non avere ancora ricevuto nulla.
    Però aggiunge scherzoso: “non lo sa che quell’invito non è arrivato a nessuno?” Sia quello che sia, “se mi chiamano vado”, taglia corto, “sono un ragazzo del ’68, convinto come Kennedy che prima di chiedersi cosa lo Stato abbia fatto per noi bisogna chiedersi cosa si è disposti a fare per il proprio Paese”.
    Intanto, come sempre in coppia con la moglie Doriana l’altra anima dello studio Fuksas, l’architetto partecipa da mattatore a un webinar organizzato dalla Casa dell’architettura, ordine degli architetti di Roma. Lo spunto è la lettera aperta al presidente della Repubblica che in pieno lockdown i due architetti romani, insieme allo studio Archea di Firenze, al collega spagnolo Ramon Prat Homs e a due medici d’eccellenza, il cardiologo Ottavio Alfieri e il diabetologo Camillo Ricordi, hanno scritto per dare una mano con una serie di proposte e di linee guida per il futuro di case, città, società. “L’idea parte dal ripensamento della casa a cui ci ha portato l’esperienza della pandemia – spiega – colpiti in prima persona da quella che abbiamo battezzato la sindrome della capanna, abbiamo pensato che servirebbe una casa ‘scudo’ in grado di accoglierci anche da malati, con un kit di apparecchi sanitari di primo soccorso che possa tenere i malati non gravissimi lontani dagli ospedali”. Ripensamento della casa, e quindi della sanità, con il ripristino della medicina territoriale e con la digitalizzazione che consenta la raccolta dei dati medici e un’organizzazione di telemedicina per essere curati da lontano.
    A due mesi da quelle riflessioni, il diabetologo Ricordi, intervenuto dagli Usa dove dirige il Diabetes Research Institute (DRI) and Cell Trasplant Center dell’Università di Miami, informa che la ricerca sul solco di queste idee si è già mossa: presenta in video un piccolo apparecchio che sembra un bollitore dell’acqua “che può sanificare in pochi minuti un intero locale”, riassume i passi avanti nello studio di come il virus si propaga o rimane vivo nell’aria, offre alla platea i risultati di alcuni studi sul rapporto virus-materiali, per esempio il rame, che si è dimostrato particolarmente refrattario tanto che vernici al rame si stanno già usando negli ospedali per le maniglie delle porte. Non solo esistono già , chiarisce il professore, speciali “vernici speciali “antimicrobiche e antibatteriche , tanto che American Airlines ne starebbe facendo uso per gli interni dei suoi aerei. Tant’è, la situazione italiana, sostiene Fuksas, è particolarmente preoccupante: “Uno studio demografico ci dice che nel 2050 la nostra popolazione sarà ridotta di otto milioni . Gli italiani saranno di meno e molto più vecchi”. Già oggi poi ci troviamo alle prese con una crisi economica gravissima e il Pil del Paese in picchiata.
    “Penso ai giovani, ai posti di lavoro che andiamo perdendo, alla mancanza di innovazione”. Certo anche la politica deve fare la sua parte. “Prima cosa trovare un assetto politico in equilibrio, cosa che adesso non c’è , l’instabilità non aiuta lo sviluppo di un popolo”, riflette l’architetto. In aggiunta ai problemi di sempre, la burocrazia, un affollamento di leggi “senza pari in Europa”, la scuola. “Ci vorranno anni, ma questo credo debba essere il momento del fare”, dice. “Sogniamo tutti un paese normale, ora bisognerebbe avere il coraggio di dire ‘cambiamo’. Per questo se mi chiamano dal governo ci vado.
    Voglio sognare di avere un sogno”. (ANSA).
   


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