Gemmano. Santi: “Spegnere ogni focolaio d’odio, solo parole belle”

Dal discorso commemorativo della Battaglia di Gemmano.
“Per evitare guerre dobbiamo spegnere ogni focolaio d’odio. Propongo un gioco di società che possiamo fare tutti insieme, con gli amici oppure a scuola. Il gioco delle belle parole. Il gioco consiste nel fare un elenco su di un foglio delle parole belle. Ne dico alcune: amore, amicizia, solidarietà, inclusione, permesso, grazie, scusa. Poi, in un’altra colonna le parole brutte: odio, rancore, invidia, morte, razzismo, xenofobia, omofobia, esclusione, bullismo. Su ognuna di esse esprimiamo un pensiero, una riflessione. Poi potremmo ritrovarci tutti insieme e voi ragazzi potreste spiegare a noi adulti il senso ed il significato di queste parole. Sarà banale, ma questo semplice gioco potrebbe contribuire concretamente ad insegnare il significato delle parole e le conseguenze che si ottengono pronunciandole o scrivendole sui social. Sarete una volta tanto voi ragazzi ad insegnare una cosa molto importate a noi adulti. Sarà un contributo concreto per evitare i focolai di tante piccole e grandi guerre.”
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22 SETTEMBRE 2018 – COMMEMORAZIONE 74° ANNIVERSARIO “BATTAGLIA DI GEMMANO”
Il Discorso commemorativo intergrale del Sindaco Riziero Santi
Ringrazio e do il benvenuto a tutti i partecipanti a questa 74° commemorazione della Battaglia di Gemmano. Alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle forze dell’ordine e associazioni combattentistiche e del volontariato. In particolare alla folta delegazione di ragazzi e ragazze delle scuole di Gemmano e della Valconca accompagnati dai loro insegnanti. Parlare di guerre e di pace si rischia di apparire lontani anni luce dall’interesse e dalle emozioni, soprattutto dei nostri ragazzi. Essi, grazie al cielo e grazie all’Europa unita, non hanno conosciuto e non conoscono il significato concreto della parola guerra. I più grandini ne hanno letto sui libri di scuola, ne hanno visto le immagini – non sempre educative – delle tv, dei social e dei videogiochi. In generale però c’è una carenza di cultura di pace e di non violenza, e questi momenti devono aiutarci a capire, a mettere a fuoco, a ricordare. L’Europa unita in questi decenni ci ha già fatto il dono più prezioso: la pace. Ma in un passato non troppo lontano il nostro paese ha vissuto direttamente l’esperienza bellica.
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La battaglia di Gemmano, che oggi ricordiamo con questa nostra commemorazione, rappresenta uno dei momenti più drammatici e tristi della storia che ha preceduto la fine della guerra e l’unificazione europea. Siamo nell’anno 1944, nell’ambito della seconda guerra mondiale. I militari Tedeschi per impedire l’avanzata delle forze alleate costruirono la cosiddetta Linea Gotica. Una linea di difesa che tagliava in due l’Italia, da Massa-Carrara a Rimini, e si estendeva per una lunghezza di 320 km e per una profondità che in alcuni punti raggiungeva i 30 km. La Linea Gotica era dotata di difese di vario genere: campi minati, reticolati, fossati anticarro, trincee, ricoveri, bunker per l’artiglieria e per le mitragliatrici. Gli alleati attaccarono la Linea Gotica nel settembre del 1944 provocando la morte a circa 75.000 tedeschi e circa 65.000 alleati, oltre a feriti e dispersi. Gemmano fu uno dei teatri più cruenti di questa battaglia. Il 6 settembre, all’arrivo degli alleati sul nostro territorio, si scatenò l’inferno. Dopo diversi tentativi di sfondamento gli inglesi raggiunsero il Monte Gardo. Dopo almeno 8 tentativi falliti la mattina del 15 settembre i reparti della 4a Divisione indiana mossero all’attacco decisivo, ma i tedeschi si erano ritirati e non trovarono che “silenzio e fetore”. Novecento morti tedeschi e alcune centinaia di inglesi giacevano ovunque sulle colline e tra le macerie del paese distrutto – come si vede dalle gigantografie storiche affisse sulle mura. Il nostro compaesano Edo Mancini nei suoi racconti ci descrive le paure e le sofferenze di quei giorni. Il riparo nei rifugi di cui ancora oggi abbiamo testimonianza. Il riparo negli scantinati dopo che i tedeschi si erano impossessati dei rifugi più sicuri. Le corse dei bambini da un riparo all’altro sotto i bombardamenti. Pericoli che non sono terminati con la liberazione di Gemmano ma che sono continuati anche dopo con le bombe disseminate che hanno provocato la morte e il mutilamento di giovani vite di Gemmano. Quello fu il culmine di una guerra mondiale scoppia a causa della politica aggressiva condotta dalla Germania di Hitler e dalle sue mire imperialiste sostenute dall’Italia di Mussolini, ma anche dall’antagonismo, scoppiato all’interno del vecchio continente.
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In questa giornata il nostro pensiero ed il nostro perenne riconoscimento va ai tanti ragazzi che hanno combattuto per la libertà e per la pace, ed ai tanti militari che ancora oggi sono impegnati nelle missioni di pace in giro per il mondo. Bisogna stare molto in guardia e non dare per scontato che la libertà e la pace possano essere condizioni irreversibili. Ci sono tante guerre ancora nel mondo che continuano ogni giorno a portare distruzione, sofferenze, povertà, morte. Non è un caso – e non è certo per turismo – che quasi ogni giorno sentiamo parlare di persone che migrano verso il nostro paese. Sono migranti economici per la povertà e la carestia dei paesi del terzo mondo. E’ gente che non ha nulla da perdere, perché non ha mai avuto nulla. Sono profughi delle tante guerre in corso, molte delle quali dimenticate. Sono una settantina gli Stati coinvolti nelle guerre. A combatterle sono un totale di 800 milizie, guerriglieri, gruppi terroristi, separatisti, anarchici. 9 Stati nel continente europeo, 29 in Africa, 16 in Asia, 7 in Medio Oriente, 6 nelle Americhe. In molti di questi Paesi le guerre sono ormai parte integrante della quotidianità. Intere generazioni che hanno sempre vissuto in guerra e hanno conosciuto solo violenza, carestie, dolore e sofferenze. Le motivazioni di queste guerre devono fare riflettere. Sono guerre di religione, sono guerre separatiste e indipendentiste, sono guerre di razze e di etnie.
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La nostra commemorazione coincide quest’anno con l’80esima ricorrenza della promulgazione delle leggi razziali in Italia. Tredici milioni di ebrei in Europa, circa 40.000 in Italia, divennero progressivamente vittime di un “razzismo di Stato”, prima tramite leggi discriminatorie a livello sociale ed economico, poi con la violenza vera e propria. A quanti focolai assistiamo ogni giorno anche qui, in Europa, nel nostro paese, nelle nostre città, nei nostri quartieri, nei luoghi dove viviamo, dove lavoriamo, dove ci formiamo? Tutti questi focolai, non vanno sottovalutati, vanno spenti sul nascere facendo prevalere il buon senso, la tolleranza, la comprensione del diverso, l’integrazione. Anteponendo la cultura, l’informazione e la formazione, all’ignoranza, all’intolleranza e all’arroganza. I litigi gli scontri le guerre nascono dalle parole. Le parole sono importanti. Quelle brutte sono come coltelli, sono fucili. Impariamo a usare bene le parole, soprattutto quelle che provocano emozioni e reazioni negative. Iniziamo dai rapporti quotidiani: in famiglia, con gli amici, a scuola ed oggi anche sui social.
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Per evitare guerre dobbiamo spegnere ogni focolaio d’odio. Propongo un gioco di società che possiamo fare tutti insieme, con gli amici oppure a scuola. Il gioco delle belle parole. Il gioco consiste nel fare un elenco su di un foglio delle parole belle. Ne dico alcune: amore, amicizia, solidarietà, inclusione, permesso, grazie, scusa. Poi, in un’altra colonna le parole brutte: odio, rancore, invidia, morte, razzismo, xenofobia, omofobia, esclusione, bullismo. Su ognuna di esse esprimiamo un pensiero, una riflessione. Poi potremmo ritrovarci tutti insieme e voi ragazzi potreste spiegare a noi adulti il senso ed il significato di queste parole. Sarà banale, ma questo semplice gioco potrebbe contribuire concretamente ad insegnare il significato delle parole e le conseguenze che si ottengono pronunciandole o scrivendole sui social. Sarete una volta tanto voi ragazzi ad insegnare una cosa molto importate a noi adulti. Sarà un contributo concreto per evitare i focolai di tante piccole e grandi guerre.
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“La scuola è l’oggi che prepara il domani” ha detto il Presidente Sergio Mattarella. La scuola esercita un ruolo fondamentale per la formazione di una società giusta, libera e pacifica. Noi siamo riconoscenti del lavoro dei nostri educatori e del personale scolastico a tutti i livelli, che però vanno aiutati con le risorse e con normative adeguate, a partire – a mio parere – dalla reintroduzione della materia di “educazione civica” che sta alla base della formazione di ogni individuo. A scuola si diventa grandi. Cresce la personalità, si radicano i valori, si consolidano le speranze e si mette alla prova l’intelligenza, la socialità e la creatività. A scuola si costruisce il domani. Buona scuola a tutti!
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Quest’anno la commemorazione della Battaglia di Gemmano si tiene su due giornate, oggi e domani. Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati per organizzare questa ricorrenza: La Proloco, l’Associazione Spartani, A Passo d’uomo, Associazione La Nottola, Silvana Cerruti, Edo Mancini, +Gianluca Alessandrini, Spigolo e naturalmente i collaboratori dell’Amministrazione comunale. Il programma è ricco di iniziative e prosegue oggi pomeriggio alle 17.30 con “La via dei ricordi”, un viaggio nei ricordi con Edo Mancini e Gianluca Alessandrini con appuntamento alle 17.30 davanti al Municipio. Si prosegue alle 20.00 con “Tu da che parte stai?”, una camminata notturna dal centro storico alla ex chiesa di Farneto passando per il Monte Gardo dove verrà riaccesa dopo il restauro l’antica croce che sovrasta la valle del Conca. All’ex chiesa di Farneto si terra uno spettacolo teatrale con rievocazione storica. Domani l’appuntamento è alle 9.00 sulla via dei crinali. Dalla piazzetta del castello partirà una camminata panoramica conclusa da una visita alle Grotte di Onferno. Nel pomeriggio, con inizio alle ore 15.00, di nuovo visita alle Grotte di Onferno e al museo multimediale introdotta dalla narrazione di Silvana Cerruti ricercatrice storica e scrittrice.
Auguri di pace e libertà a tutti.
Il Sindaco di Gemmano, Riziero Santi