Giorno Memoria: le lettere di Spizzichino donate a Fossoli

(ANSA) – CARPI, 26 GEN – Sono state donate alla Fondazione
Fossoli le lettere di Umberto Spizzichino – ebreo romano vittima
della persecuzione razziale, assassinato ad Auschwitz nel 1944 –
scritte dal Campo di concentramento di Fossoli (Modena). L’erede
Gemma Moroni ha deciso, insieme ai figli, di donare alla
Fondazione il carteggio perché sia conservato e messo a
disposizione degli studiosi. Grande la soddisfazione della
Fondazione che, in concomitanza con i cantieri di
riqualificazione e conservazione del Campo, ha lanciato la
campagna internazionale ‘Salva una storia’, con lo scopo di
raccogliere materiale documentale come lettere, diari, documenti
e missive risalenti al periodo della Seconda guerra mondiale.
    Una campagna che, a partire dalla donazione del carteggio di
Bruno De Benedetti, altro internato al Campo, è proseguita con
molti contributi che hanno arricchito e accresciuto il
patrimonio documentario e testimoniale del Centro studi e
documentazione Primo Levi della Fondazione.
    Umberto Spizzichino, nato a Roma il 25 maggio 1918, fu
arrestato dalle SS nel gennaio 1944, a 25 anni, poi deportato
nel campo di sterminio di Auschwitz, ‘marchiato’ con il numero
180110 e assassinato nello stesso anno. Dopo la detenzione in
via Tasso e nel carcere di Regina Coeli, la prima tappa nel
viaggio della deportazione fu il Campo di concentramento di
Fossoli, a Carpi, in cui furono raccolti, per poi essere inviati
ai lager nazisti, molti degli ebrei catturati in Italia. Da qui
Umberto scrisse diverse lettere a parenti e amici per chiedere,
con molta vergogna, denaro, vestiti e cibo; nelle missive il
tentativo di rassicurare tutti sulla propria salute, concludendo
sempre con un abbraccio al nipote Settimio, chiamato
affettuosamente “il baroncino”.
    Le ultime notizie sono condensate in poche righe, scritte in
fretta a matita, su un foglietto datato 5 aprile 1944: “Cara
Gemma – la cognata, che non avendo origini ebraiche non
rischiava l’arresto – ti scrivo nell’ora della partenza,
sperando che questa mia ti pervenga. Tanti baci a tutti voi e
niente paura. Umberto”. Da allora si persero le sue tracce.
    (ANSA).
   


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