Giuseppi “sfiduciato” sul Mes pensa solo a tirare a campare

Dieci punti, come le Tavole della legge. Ricerca, ospedali, cure, assunzioni, investimenti, ecco in che modo secondo Nicola Zingaretti l’Italia deve usare i fondi del Mes, 36 miliardi freschi freschi per la sanità. Sì, «deve», spiega, «perché oggi abbiamo a disposizione risorse mai viste e non possiamo permetterci di tergiversare ancora», il governo si svegli, basta con «le danze immobili». E la situazione deve essere davvero seria, se un tipo notoriamente prudente come il segretario del Pd è costretto a venire allo scoperto. Per non parlare dell’ultimatum di Forza Italia: «Quello strumento va utilizzato. Se proseguirà il ni del premier – dice Anna Maria Bernini – noi non voteremo il prossimo scostamento di bilancio». E del millesimo invito di Sergio Mattarella a Palazzo Chigi, pronunciato domenica dal luogo simbolo, Bergamo: «La strada per la ripartenza è stretta e in salita, va percorsa con coraggio e determinazione». Giuseppe Conte è accerchiato, pressato, stretto in una tenaglia, commissariato.

Ma non si arrende e prova a resistere sulla linea della melassa. Del resto la maggioranza non ha i numeri in Parlamento per sconfiggere il fronte sovranista e approvare il ricorso al Mes, nemmeno con l’aiuto del Cavaliere. I Cinque Stelle sono ideologicamente contrari, lo considerano un antipasto della Trojka. «La nostra posizione non cambia», annuncia Stefano Patuanelli, ministro allo Sviluppo. Tira una brutta aria, lo scontro può far saltare tutto, meglio prendere tempo, come al solito, decidere di non decidere e rimandare i problemi. La risposta di Conte alla paginata di Zingaretti sul Corsera infatti non c’è: il premier riunisce a Palazzo Chigi i più stretti collaboratori, si consulta, valuta e sceglie il silenzio. L’unica cosa che filtra è l’intenzione di rinviare ad oltranza, anche fino a settembre, visto che nel prossimo Consiglio Ue in agenda c’è il Recovery Fund che piace a tutti e non il contestato Mes.

È la collaudata strategia del tirare a campare. In autunno il quadro potrebbe evolvere. Il Pd potrebbe rinunciare al Mes o i 5s cedere, come del resto hanno già fatto su diversi dossier. In ogni caso, i partiti saranno concentrati sulle Regionali e quello che oggi appare impossibile domani potrebbe diventare praticabile. Illusioni? Ma la linea è chiara, evitare una conta in Parlamento prima del vertice europeo. Conte leggerà alle Camere le sue considerazioni e la maggioranza preparerà una relazione «calibrata» solo sul Recovery Fund. Questo il piano di sopravvivenza: andrà così?

Nel frattempo, però, Zingaretti ha chiesto una svolta, non soltanto sul Mes. Lo hanno spinto i maggiorenti del partito, stufi dell’immobilismo di Palazzo Chigi che sta togliendo sangue e consenso al Pd. Anche Forza Italia pretende chiarezza. «Troppo comodo chiederci i voti – duce Renato Brunetta – e sbatterci la porta in faccia quando si parla di come spendere i soldi». La lettera del segretario dem ha messo il Movimento in subbuglio. «Che cosa vuole ottenere Nicola – si chiede un colonnello grillino – far cadere il governo?». L’ala governista è preoccupata dai numeri. «Una trentina dei nostri il Salva Stati non lo vota nemmeno sotto tortura». La maggior parte sono deputati, ma i sette o otto del Senato possono far cadere il governo. Altro problema: «Che succede se il Mes passa grazie a Forza Italia?».

Ribolle anche l’ala dei duri e puri. «Perché Conte non parla? Il fatto che non replichi – sostiene uno degli irriducibili – è preoccupante. Hanno un ottimo rapporto, si consultano su tutto, è impensabile che stavolta non lo abbia avvertito in anticipo». E cresce il sospetto: «Sono d’accordo, vogliono farci trangugiare qualcosa di indigeribile». Un biscotto?



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