Gregoretti, il video che incastra Conte: “Prima i ricollocamenti e poi lo sbarco”

Una giornata piena per Matteo Salvini: oggi a Palermo ci sarà la prima giornata di udienza preliminare del processo sul caso Open Arms, mentre alle ore 9.30 sarà chiamato davanti al gip di Catania – presso l’aula bunker del carcere di Bicocca – per la seconda giornata di udienza preliminare sul caso Gregoretti. “Non so come funzioni, però, se saremo alle 9.30 a Catania non potrò essere a Palermo. Andrò un’altra volta a Palermo, per rispondere sempre alla stessa accusa di sequestro di persona aggravato e continuato“, ha dichiarato il leader della Lega. Per quanto riguarda il caso Gregoretti, lo scorso 3 ottobre il gip si era riservato di approfondire le indagini prima di decidere se rinviare o meno a giudizio l’ex ministro dell’Interno.

L’accusa nei suoi confronti è quella di sequestro di persona aggravato. Nel mirino è finita la gestione dello sbarco di 131 migranti dalla nave Gregoretti avvenuto nel luglio del 2019 a Siracusa. Secondo il tribunale dei ministri avrebbe violato le leggi internazionali sull’obbligo di soccorso. Ma il leghista ha agito da solo? I suoi avvocati, su tutti Giulia Bongiorno, vogliono puntare sul fatto che anche gli altri ministri del goveno gialloverde (compreso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio) abbiano collaborato.

Conte viene incastrato

Intanto è spuntata la “prova” che inchioderebbe il premier alle proprie responsabilità, ovvero di aver condiviso con Salvini la decisione di vietare lo sbarco dei migranti a bordo della Gregoretti fino a quando la Commissione europea non avesse preso l’impegno per i ricollocamenti. La fonte è pubblica: la conferenza stampa di fine anno 2019 del premier, tutt’ora disponibile su Youtube. La linea dell’esecutivo era sempre stata chiara: prima i ricollocamenti, poi lo sbarco. E lo stesso Conte aveva precisato che la condotta dei gialloverdi è stata la medesima: “Sicuramente dal primo riscontro c’è stato un coinvolgimento della presidenza come è sempre avvenuto per la ricollocazione, perché – non è un novità, era già chiaro – per quanto riguarda le ricollocazioni abbiamo sempre a livello di presidenza con l’aiuto del Ministero degli Esteri lavorato noi per ricollocare e consentire poi lo sbarco“.

Il 28 luglio 2019 – con la Gregoretti ormeggiata al porto di Augusta e gli immigrati bloccati a bordo – Danilo Toninelli, l’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, in una nota diramata alle agenzie sosteneva: “Ora la Ue risponda, perché la questione migratoria riguarda tutto il Continente“. Fonti del suo dicastero facevano sapere che si stava lavorando “in perfetto coordinamento con il Ministero dell’Interno nell’auspicio che si arrivi ad una rapida soluzione grazie alla pronta risposta in termini di ricollocamento“.

Conte, avvalendosi della prerogativa prevista dal codice di procedura penale, ha chiesto al giudice Nunzio Sarpietro di essere sentito a Palazzo Chigi. Saranno ascoltati come testimoni pure Toninelli ed Elisabetta Trenta. L’ex ministro della Difesa invece non si era mai espresso pubblicamente sulla vicenda: si ricorderà infatti che in quei giorni in molti, visto il suo silenzio, chiesero una presa di posizione chiara sul fatto che una nave della Marina militare fosse prima tenuta fuori dai porti del proprio Paese e poi ormeggiata senza il permesso di sbarco.



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