I grillini nel caos uniti solo sul no ai soldi da dare a Casaleggio

Alla fine si torna sempre lì, a Rousseau. E quindi a lui: Davide Casaleggio. L’edizione del Villaggio Rousseau di quest’anno arriva forse nel momento di maggiore difficoltà interna per il guru. Isolato attraverso un’alleanza con il Pd che non ha digerito, contestato come non mai dai parlamentari, distante da Beppe Grillo, che della cosa giallorossa è ancora uno dei principali sponsor. E quindi tocca tornare a tessere relazioni. All’evento, interamente on line, partecipano molti big. Parecchi ministri: Lucia Azzolina dell’Istruzione, Nunzia Catalfo del Lavoro, la titolare della Pa Fabiana Dadone, il ministro dell’Innovazione digitale Paola Pisano e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, chiamato, ufficialmente, per parlare di «relazioni internazionali». Presente il capo politico pro tempore Vito Crimi, sottosegretari e viceministri come Laura Castelli, Manlio Di Stefano, Pierpaolo Sileri, Stefano Buffagni, Riccardo Fraccaro. In scaletta, oggi, anche Alessandro Di Battista, che ha un ruolo in Rousseau come referente del Portale Eventi. Assente Beppe Grillo, che però non ha mai partecipato alla kermesse di Casaleggio. Anche se la sua assenza non fa altro che confermare le voci sulle divergenze politiche e sull’allontanamento tra il fondatore e il guru.

Ieri è stata la giornata del dualismo tra Virginia Raggi e Chiara Appendino. Entrambe in cerca della ricandidatura in spregio alla regola del limite dei due mandati. Tutte e due corteggiate dai vertici con promesse di incarichi di governo o nel partito che verrà dopo gli Stati Generali. Raggi è intervenuta nello spazio formazione, insieme alla senatrice fedelissima di Casaleggio Barbara Floridia. Appendino invece ha avuto un palcoscenico più prestigioso, rispondendo in diretta agli attivisti in uno spazio tematico insieme ai ministri del governo Conte. Gelosie a parte, il dossier sulla ricandidatura resta ancora aperto. La priorità dello stato maggiore, l’anno prossimo, però sarà cercare un accordo con il Pd su nomi civici. In scaletta anche i candidati del M5s alle prossime regioni al voto. Sul punto sembra chiusa con la conferma della corsa solitaria la partita in Puglia e Marche, dove fino all’ultimo si è cercata una trattativa.

Si parla di Rousseau anche tra i parlamentari. Con la polemica sui 300 euro mensili alla piattaforma che è tornata a infiammarsi. Dai gruppi spiegano che ci sono «ritardi» nel versamento della quota. E un deputato al Giornale dice: «Bisogna togliere questa spesa inutile, che tra l’altro non rientrava negli accordi che abbiamo fatto quando ci siamo candidati». Al Senato è riuscito il blitz della modifica del regolamento del gruppo. Un ritocco che concede più autonomia da Rousseau e dal capo politico. Alla Camera non escludono di imitare i colleghi di Palazzo Madama. E però la manovra sembra più difficile. Da Montecitorio dicono: «Qui sarebbe più complesso perché siamo tanti, ma non è impossibile replicare».



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