I ministri “assaltano” 209 miliardi di Recovery

Dossier talmente importante da costringere i ministeri a straordinari agostani. La posta in gioco è senza precedenti. Più delle leggi post pandemia approvate fino ad oggi e anche del decreto di Agosto, che sarà smilzo e finalizzato a confermare o correggere misure già varate. La partita è quella dei 209 miliardi del Recovery fund. La gestione delle risorse europee e dei prestiti in un primo momento si pensava dovesse andare direttamente al ministero dell’Economia. Poi, di fronte a una levata di scudi dell’opinione pubblica e dei colleghi ministri, è passata a Palazzo Chigi. Ma, a quanto pare, l’obiettivo non è più quello di centralizzare le decisioni più importanti del post pandemia nelle mani del premier Giuseppe Conte. Scomparsa dai radar la task force per gestire le risorse di Bruxelles, la novità è un modello stilato dal dipartimento per le Politiche europee e spedito ai ministri. In cinque pagine ministri e sottosegretari dovranno sintetizzare le priorità e dare garanzie sulla coerenza delle proposte con il piano nazionale delle riforme, quindi con gli obiettivi indicati dall’Europa: sviluppo sostenibile e innovazione digitale.

I ministeri hanno tempo fino a domani per presentare le proposte, ma alcune anticipazioni sono già uscite. Il capitolo più consistente, un po’ a sorpresa, è quello della fiscalità di vantaggio per il Sud sponsorizzato dal ministro Giuseppe Provenzano. In sintesi, un taglio del costo del lavoro, uno sconto nei contributi del 30% valido due anni per chi assume nelle regioni del Mezzogiorno, che sale al 100% per le lavoratrici.

A dimostrazione di quanto sarà difficile coordinare il lavoro dei dicasteri, anche il ministero dell’Economia ha in cantiere una riforma fiscale che parte dal taglio del cuneo fiscale e poi punta alla riduzione del carico sui redditi medi. Il tutto accompagnato da un taglio alle spese fiscali, che rischia però di vanificare gli sgravi. In linea con l’obiettivo europeo di incentivare lo sviluppo tecnologico, è allo studio il super ammortamento degli investimenti tech delle aziende. Ma anche la digitalizzazione di tutta la pubblica amministrazione. Nella lista delle richieste dei ministeri ci sono interventi per l’ambiente che non potranno non comprendere il risanamento dell’Ilva (richieste in capo al ministero dell’Ambiente). Poi misure per il dissesto idrogeologico.

Insomma, un classico menu da legge di Bilancio. Solo con molti più soldi. Rispunta anche l’edilizia scolastica, ma in versione ecosostenibile e la formazione permanente degli insegnanti.

Una novità, dopo anni in cui la spesa per investimenti era stata compressa a favore di quella corrente, la spesa per le opere pubbliche. Il ministero guidato da Paola De Micheli ha confermato il piano da 70 miliardi, ai quali si aggiungono 130 già stanziati, per lo sviluppo della rete ferroviaria (113 miliardi) e 54 miliardi per strade e autostrade. Anche in questo caso la parte del leone la farà il Sud, al quale andrà il 40% delle risorse.

A ricordare che i 209 miliardi sono stati stanziati per rispondere alla crisi innescata dall’epidemia del coronavirus e dal lockdown, le richieste per gli ospedali e per la medicina territoriale.

Grandi assenti, al momento, il rilancio delle imprese. Le misure per il credito e i contributi decisi con i decreti dei mesi scorsi non hanno evitato il rischio chiusura per molte attività. Poi il Nord, che è anche l’area del Paese più colpita del virus.



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