Il bonus bici è ingolfato. Allarme di Confindustria “Pronti a non applicarlo”

La confindustria delle biciclette ha la mail già pronta: se il governo non scioglie i nodi del «bonus bici» ordineranno alla rete di vendita di non praticare più il bonus bici.

E pensare che molti ironizzavano sull’incentivo per l’acquisto di bici e monopattini accusando il governo Conte di voler far ripartire l’Italia a pedali. E invece anche questa misura si è impantanata tra ministeri in lite e follie burocratiche.

Per settimane il ministero dei Trasporti e quello dell’Ambiente hanno litigato su quale fosse il documento fiscale che il cittadino avrebbe dovuto esibire per provare l’acquisto di bici o monopattino. Scontrino semplice o scontrino «parlante»? Alla fine ha prevalso il grillino Sergio Costa: «Lo scontrino parlante che riporta il codice fiscale e l’indicazione precisa del bene acquistato -, dice Pietro Nigrelli direttore del settore ciclo di Confindustria Ancma- rende più difficili furbate tipo l’acquisto di completini da ciclista da 800 euro, spacciati per bici come con i bonus precedenti».

C’è un problema: la norma contenuta nel Dl rilancio copre gli acquisti effettuati a partire dal 5 maggio scorso, quando ancora non si sapeva che sarebbe stato richiesto lo scontrino parlante. Lo scontro tra i ministeri e l’incapacità di decidere rischiano di trasformarsi in beffa per chi ha già acquistato. Anche perché lo stesso Dl Rilancio proroga al 2021 l’obbligo per i piccoli negozi di dotarsi di registratori di cassa che emettono scontrino parlante. Il rischio è di penalizzare proprio chi chi si è rivolto al negozio di fiducia che vende il prodotto italiano di qualità. «In gran parte speriamo di aver posto rimedio a questo intoppo -spiega Nigrelli- abbiamo chiesto alla rete di vendita di riemettere gli scontrini in formato parlante o, per chi non può, sotto forma di fattura. Speriamo che siano in pochi a restare esclusi».

Ma gli intoppi non sono finiti. La solita procedura barocca inventata dal governo Conte prevede la creazione di un’apposita piattaforma elettronica (un sito o un’app) che dovrebbe permettere ai cittadini di presentare la richiesta di rimborso per la bici acquistata, pari al 60% del prezzo, per un massimo di 500 euro. E qui si innesta un altro buco del sistema. Che parte da un dato: il boom di vendite di bici è incredibile. L’Italia è un big del settore, eppure le aziende faticano a stare dietro alla domanda. «Non è solo merito del bonus -dice Nigrelli- abbiamo constatato un boom di vendite anche nelle città al di sotto dei 50mila abitanti, escluse dall’incentivo: anche a causa del Covid, c’è un cambio di mentalità che favorisce la bici». Nel primo mese di applicazione del bonus, sono state vendute 540mila bici. A una media, calcolata da Ancma, di 300 euro di sconto fiscale l’una fa già 162 milioni di euro. Lo stanziamento del governo per coprire il bonus è in totale di 190 milioni di euro. Considerando le vendite di giugno e inizio luglio e i monopattini, già chi compra ora rischia di non riuscire a rientrare nel budget e a quel punto chissà quando arriveranno i soldi. Dal governo lasciano trapelare che non ci sarà un nuovo assurdo «click day» e che si terrà conto della data della fattura per le precedenze, ma resta il fatto che i soldi sembrano finiti già oggi. E la piattaforma ancora non c’è, bloccata in attesa di decreto attuativo. Un ennesimo ritardo che fa infuriare Ancma. Con la piattaforma attiva (difficile prima di fine agosto) il cittadino potrà scaricare un codice e pagare con quello in negozio. A questo punto sarebbe il commerciante a dover chiedere il rimborso. «Se andrà così diremo loro di non applicare il bonus: -dice Nigrelli- senza la copertura non avrebbero alcuna certezza dei rimborsi». Il solito caos.



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