Il centrodestra studia l’intesa: no alla palude proporzionale

Grandi manovre nel centrodestra per arrivare a una proposta condivisa di legge elettorale. Se da una parte Pd e Cinquestelle lavorano per mettere in campo un testo che possa disinnescare le possibilità del centrodestra di raggiungere una maggioranza in Parlamento, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia lavorano per arrivare a un testo unitario.

Nella serata di lunedì c’è stato un primo incontro su questo tema. Tutti concordano sulla necessità di dire no alla palude del proporzionale e sì a un rafforzamento del maggioritario. Fratelli d’Italia ha già chiesto l’abbinamento in commissione Affari costituzionali della Camera della sua proposta di riforma della legge elettorale, che quindi si aggiunge al testo della maggioranza, il Brescellum, un proporzionale con soglia di sbarramento al 5% e diritto di tribuna per i piccoli partiti, e al testo della Lega.

Il testo FdI è un Rosatellum corretto, quindi un mix di proporzionale e maggioritario. L’elemento di novità è che la riduzione del numero dei parlamentari va a incidere solo sulla quota proporzionale, che diventa minoritaria rispetto al numero dei collegi uninominali. Inoltre, viene previsto un premio di maggioranza: «Alla lista o alla coalizione che abbia conseguito a livello nazionale un numero di voti almeno pari al 40% è assegnato un numero complessivo di seggi pari al 54% dei seggi», si legge nel testo della proposta targata FdI. Secondo quanto si apprende, sul testo di Fratelli d’Italia si andrebbe verso una convergenza anche di Forza Italia e Lega (il partito di Salvini ha già presentato sia al Senato che alla Camera una sua proposta di legge per il ritorno al Mattarellum). La proposta del partito di Silvio Berlusconi, preannunciata da Francesco Paolo Sisto, ha anch’essa un impianto maggioritario. Il testo mantiene i 232 collegi uninominali della Camera e i 116 collegi uninominali del Senato oggi previsti dal Rosatellum bis, e assegna i restanti con sistema proporzionale. Se dovesse scattare il taglio dei parlamentari con la riduzione a 400 degli eletti a Montecitorio e 200 a Palazzo Madama, questo implicherebbe che solo 168 deputati e 94 senatori, cioè un terzo delle due Camere, sarebbero eletti con il proporzionale e i due terzi con il maggioritario. Le distanze, insomma, sono ridotte e la confluenza verso un testo unico su cui sfidare la «restaurazione» del centrosinistra appare ormai decisamente alla portata.



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