Il centrodestra vola al 49.2%. E la Meloni super i 5 stelle

È una corsasostenuta, quella di Giorgia Meloni. Un boom di consensi che si è sviluppato attraverso progressi costanti, distribuiti attraverso 12 mesi. In un anno Fratelli d’Italia ha guadagnato quasi il 10 per cento (esattamente + 9,4% rispetto a luglio del 2019). E specularmente, l’altro partito di area sovranista, la Lega di Matteo Salvini, ha lasciato sul campo 12 punti. E per la prima volta Fdi tocca il 16%, un punto secco sopra il M5s fermo al 15%. La rilevazione è firmata da Monitor Italia, nato dalla collaborazione tra Agenzia Dire e Istituto Tecnè. Prendendo i dodici mesi come parametro il verdetto è negativo anche per le due forze politiche che sostengono il Governo Conte: il Pd è a -3,4%; M5S a 2,3%. Mantiene intatto il suo elettorato, anzi guadagna qualcosa Forza Italia, con un + 0,3% di consensi in 12 mesi.
La Lega comunque resta al primo posto, con il 24,9%, in calo dello 0,4 rispetto alla scorsa settimana; il Pd al 20,2% ( 0,2%); Fratelli d’Italia al 16,0% (+ 0,2%); M5s al 15,0% (+ 0,3%); Forza Italia al 8,3 (+ 0,1%); la Sinistra al 2,9% (+ 0,2%); Azione al 2,9% (+ 0,1%); Italia viva al 2,7% ( 0,2%); +EU al 1,9% (+ 0,1%); Verdi al 1,6% ( 0,2%). Guardando alle coalizioni il centrodestra toccherebbe quota 49,2% e con questa percentuale le alchimie difensive generate dalle possibili riforme elettorali proporzionaliste potrebbero ben poco.
Riavvolgendo il nastro della storia politica balza agli occhi la progressione piuttosto irregolare del consenso di Fratelli d’Italia che ha avuto nella sua storia iniziata con l’1,96% del battesimo politico alle elezioni del 2013, proseguita con il 3,67 delle Europee del 2014 (e il mancato raggiungimento della soglia del 4%); il 4,35% delle Politiche del 2018 e il 6,46% alle Europee del 2019. Elezioni quest’ultime che rappresentarono quella che in termini borsistici può essere definita la rottura di una resistenza, un vero e proprio salto di qualità in termini di credibilità e consenso e la premessa per questa lunga marcia che si è consolidata rosicchiando consensi alla Lega, ma anche acquisendo la capacità di parlare ad ambienti un tempo diffidenti verso la creatura di Giorgia Meloni. Parliamo naturalmente di numeri virtuali, ma non va dimenticato che ormai FdI avrebbe superato anche lo storico traguardo del 15,7%, toccato nel 1996 da Alleanza Nazionale. La destra italiana, rinnovata attraverso l’innesto di tanti giovani di valore cresciuti con Giorgia Meloni nei movimenti giovanili, sembra dunque aver conquistato quella seconda occasione invocata da molti per quest’area politica dopo la parabola complessa e dolorosa di Gianfranco Fini.
Se il centrodestra mostra buona salute, Nicola Zingaretti tenta ancora di strappare al fotofinish un accordo con i Cinquestelle per le Regionali, accordo raggiunto solo in Liguria, mentre Pd e M5s andranno divisi nelle altre cinque regioni al voto, Puglia compresa. «C’è una parte del Paese che dice che siamo subalterni ai Cinquestelle, che dice a loro che sono subalterni a noi. Lo fanno perché hanno paura dell’unità del centrosinistra. Vogliamo governare. Ma come si può soltanto teorizzare che, a prescindere dai programmi locali, insieme possiamo governare l’Italia, ma non nei territori?». L’ambizione di Zingaretti, insomma, è quella di unificare il centrosinistra, giudicando evidentemente M5S una formazione appartenente a quest’area, e «portare una sfida unitaria al centrodestra».



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