Il compromesso notturno mette in luce la crisi M5s-Pd

Le autostrade italiane finiranno nelle mani solide dello Stato, come la Salerno-Reggio Calabria. Il giorno dopo brindano tutti. Conte dice che un altro dossier è stato chiuso. Fatto. Franceschini quasi non ci sperava e ora parla di un mezzo miracolo. Di Maio smentisce qualsiasi dissidio con il premier. I parlamentari a Cinque Stelle della commissione Trasporti scrivono una lettera per sottolineare la vittoria dello Stato sul privato. Ora le tariffe saranno basse e si faranno investimenti per viaggiare tutti più sicuri. Soldi, soldi, soldi e chi se ne frega se ancora non si è capito cosa faremo sui fondi europei. Basta ipotecare il futuro.

È stata una notte di caffè e sigarette. È per questo che a un certo punto sembravano tutti nervosi. Il Consiglio dei ministri è finito all’alba. Alla fine si è arrivati al compromesso consumati dal sonno. La concessione di Atlantia non è stata revocata. Ai Benetton tra un anno resterà meno del 10 per cento delle azioni. Non piangeranno. La Cassa depositi e prestiti prende la maggioranza e di fatto si ritrova a svolgere un ruolo da nuova Iri. È un capitalismo sempre più di Stato. Non resta che prenderne atto. La soluzione è la mano pubblica. Gualtieri, ministro dell’Economia, indica il percorso: «Quella di Autostrade è una vicenda antica, una privatizzazione che non è andata bene e quindi è giusto aprire una nuova pagina». Tajani parla di «esproprio statalista». Giorgia Meloni di un imbroglio messo in piedi con il «favore delle tenebre».

Chi ci guadagna? La sensazione, come dice Mariastella Gelmini, è che sia una situazione «lose-lose». Ci perdono tutti. Salvini e Toti fanno notare che Atlantia in borsa guadagna il 25%, i Benetton sono sicuramente contenti. «Oggi qualcuno l’affarone lo ha fatto».

L’importante è fingere di aver salvato la faccia. È quello che da ogni parte si sforzano di far apparire. La parola d’ordine è: sorridi.

La realtà è che questo governo si fonda sul nulla. L’operazione autostrade ha messo a nudo che la vita nella maggioranza è una giungla d’asfalto, come nel film di John Huston bisogna guardare come si muovono nella notte gli avvocati e chi li consiglia. Il resto è guerriglia uno contro uno. Di Maio e Conte non nascondono neppure più di non fidarsi a vicenda. Il grillino doroteo considera il premier un usurpatore, lo accusa di volergli scippare la guida del Movimento assecondando quando serve gli istinti più populisti, per poi rifugiarsi nei giochi di palazzo. Conte, d’altra parte, si è accorto che il Pd considera Di Maio l’interlocutore privilegiato. Non è una questione di simpatia, ma di prospettive. Quando si aprirà una stagione diversa l’attuale premier verrà piazzato da qualche parte e l’intesa di governo va cercata comunque con Luigino.

Il Pd d’altra parte ha i suoi problemi. È un partito che sembra ossessionato da una sola preoccupazione: con chi ci alleiamo per governare? Tutto il resto viene dopo. Se c’è. Non hanno neppure più la necessità di pensare a un progetto politico. Tanto un modo per accordarsi si trova. L’obiettivo dichiarato è far durare la legislatura quanto basta per eleggere il prossimo presidente della Repubblica. In questo sono in sintonia perfino con Renzi. Franceschini è convinto che il prescelto sia lui. È per questo che sopporta Zingaretti come segretario. Non ingombra. Dicono che non ci sia una riunione di direzione da mesi e mesi. Il motivo è banale: non c’è mai una decisione da prendere.

Il Pd, in questa storia di autostrade, ha ottenuto quello che sperava: uscirne fuori senza troppi danni. L’unica ambizione è incarnarsi in un personaggio letterario alla Oblomov, peccato che gli manchi la grandezza metafisica.

L’Autostrada del Sole fu realizzata in otto anni, uno in meno del previsto. Fu inaugurata il 4 ottobre 1964. Altri tempi.



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