Il Dante giocatore di Garlando

LUIGI GARLANDO, VA ALL’INFERNO, DANTE !(RIZZOLI, pp. 512, euro 17,00). Vasco, un giovane bullo fiorentino, che va male a scuola ma, è imbattibile al videogioco Fortnite fino a quando non viene battuto da un inaspettato giocatore che si fa chiamare Dante. Ed è davvero lui, il Sommo Poeta, che parla solo in terzine e chatta: “Oh Guidobaldi, becca Montaperti! Or mi conoscerai, vil ghibellino. Ben ti convien tenere gli occhi aperti”.
    A portare l’autore della Divina Commedia nella modernità, attraverso l’inedito rapporto con un ragazzino impertinente di buona famiglia che ha perso la mamma da piccolo, è Luigi Garlando nel romanzo ‘Va all’inferno, Dante!’ la cui uscita era prevista per Rizzoli Ragazzi il 25 marzo, per il primo Dantedì, ma è slittatta al 12 maggio per l’emergenza Coronavirus.
    “Sono convinto che Dante sia un autore per ragazzi per la passionalità con cui ha vissuto, per il suo idealizzare l’amore, ha visto Beatrice solo due volte, che è tipico dell’adolescenza.
    E poi perchè ha una metrica anche rap. Credo che per un ragazzo di oggi leggere Dante sia più facile rispetto alle generazioni che non avevano il rap, hanno più musicalità e orecchio” spiega all’ANSA Garlando, giornalista di punta alla Gazzetta dello Sport, autore bestseller, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi nel 2017 con ‘L’estate che conobbi il Che’, appassionato di Dante e collezionista di edizioni in lingua straniera della Divina Commedia.
    Diverso dagli altri suoi libri per la mole e la quantità di cose che succedono, ‘Vai all’inferno Dante’ è un romanzo di oltre 500 pagine costruito come un videogame, pieno di azione e trovate divertenti, come quando Dante va alla Rinascente e si innamora di una pellicciotto rosa e delle scale mobili.
    “E’ stata una sfida. In tutta la storia Dante comunica solo in terzine dantesche, ne ho inventate più o meno 800 e mi sono divertito, ero allenato. Ho una passione personale per il Sommo Poeta e la prima cosa che faccio quando arrivo in un posto nelle mie trasferte di lavoro è comprare un’edizione della Divina Commedia. Ne ho in coreano, cinese, finlandese. Il criterio non è storico ma geografico” racconta Garlando. “Volevo che Dante fosse vicino ai ragazzi e per questo lo faccio giocare molto a Fortnite che piace tanto agli adolescenti ma non è molto amato in Italia dagli adulti. Mi piaceva entrasse nella storia di Vasco come in un videogioco” sottolinea.
    Per Vasco che vive nella sontuosa villa cinquecentesca, la Gagliarda, residenza dei Guidobaldi e sede dell’impresa di famiglia, e vuole diventare un gamer professionista, Fortnite è il terreno su cui sfogare la rabbia. Si sente in debito con la vita per la morte di sua madre. Quando viene sconfitto da Dante vuole la rivincita, deve umiliarlo, ma alla fine tra i due nascerà una strana amicizia. “Come Beatrice aveva mosso Virgilio per tirar fuori Dante dalla selva oscura, così la mamma di Vasco muove Dante per tirare fuori Vasco dalla cattiva strada” spiega Garlando. In fondo Vasco è “una sorta di Pinocchio moderno che fa un cammino per diventare uomo da burattino. Grazie a Dante viene educato ai sentimenti, all’amore. Esce dalla sua selva oscura” dice l’autore che si è divertito anche a giocare con il personaggio di Collodi. “La scuola di Vasco si chiama Collodi e la sorella del bullo è un’ecologista che nelle sue ricerche rischia di essere inghiottita da una balena” racconta Garlando che ha scritto un libro destinato ai ragazzi, a partire dagli 11 anni, in realtà un po’ per tutti. Ma soprattutto in cui è riuscito a rendere il suo colorito Dante un personaggio credibile. “Un Dante vero, che gioca” dice l’autore. Vasco lo presenta in famiglia come un professore di italiano di recupero e giustifica il fatto che che si esprima in terzine con la partecipazione a un guinness dei primati.
    Il segreto del successo di Garlando sta proprio nella sua capacità di riuscire a calare nel mondo dei ragazzi, ma con rispetto storico, personaggi famosi. Ed è stato così per Che Guevara in ‘L’estate che conobbi il Che’ ambientato a Merate, in Brianza, dove l’autore sta vivendo i giorni del lockdown, in ‘Mister Napoleone’ e in un certo senso anche in ‘Io e il Papu’ sulla speciale amicizia tra un Pontefice, ispirato a Papa Francesco, e un bambino, Arcadio, che non parla da due anni a causa di un attentato. “Credo questa cosa funzioni. Ogni libro deve essere un pò una sfida. Scrivo perchè mi diverto un sacco” sottolinea lo scrittore protagonista sempre di molti tour nelle scuole che si sono spostati online e “ho notato – dice – che i ragazzi sii sentono più a loro agio così”. (ANSA).
   


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