Il decreto Rilancio slitta a dopo il 3 luglio. E ha solo aiuti a pioggia

Il decreto Rilancio è sempre più in posizione di stallo. Ieri l’ennesimo ufficio di presidenza della commissione Bilancio della Camera ha certificato l’impasse, rinviando a non prima del 3 luglio l’approdo in aula del provvedimento. In mattinata, infatti, è stato presentato il pacchetto di emendamenti dei relatori che si sono ridotti dai 40 iniziali a 22 che saranno subemendabili entro le 16 di domenica. Mercoledì primo luglio, infine, la commissione dovrebbe dare il via libera al testo.

Il caos politico, però, è tangibile. Non solo perché il ritardo accumulato dai lavori è giunto ormai a 10 giorni, ma perché manca un filo conduttore nel provvedimento che, in pratica, si appresta a finanziare ammortizzatori sociali a pioggia, avendo anche incorporato il dl Cassa integrazione.

Non mancano, però, negli emendamenti dei relatori alcune proposte di modifica dal chiaro sapore elettoralistico. Arrivano 20 milioni di euro in più nel 2020 per i Caf (10 milioni di maggiori stanziamenti e 10 milioni di tagli in meno. Si dà corpo, infine, alla riorganizzazione di Sace Simest (con annesso rafforzamento dei poteri della Farnesina) ed è previsto che «in tale ambito il Mef si possa avvalere di consulenti esperti nel limite massimo di 75mila euro nel 2020». Si sbloccano i 50 milioni (non sarà necessario un decreto ad hoc) per la Ryder Cup 2022 di golf che si svolgeranno a Guidonia, in provincia di Roma. Si conferma la «vendemmia verde» (un bonus per i viticoltori che riducono la produzione per non abbassare i prezzi), ma sulla base delle dichiarazioni di raccolta.

Il metodo seguito ha indispettito le opposizioni. «Il dl Rilancio, gestito a oggi a colpi di maggioranza, come fosse la più banale manovra di assestamento, non offre alcuna garanzia di equilibrio e serietà. Interventi a macchia di leopardo si alternano a operazioni di squallido clientelismo e ad altrettanti deplorevoli marchette, mentre il mondo della produzione invoca da tre mesi aiuti incisivi e tempestivi», ha dichiarato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fdi).

Intanto la Banca d’Italia ha confermato la propria stima del Pil 2020 (-9,2%) nonostante le previsioni pessimistiche dell’Fmi (-12,8%). E, poiché la produzione industriale è del 25% al di sotto dei valori pre-Covid, il capo del Dipartimento economico, Eugenio Gaiotti, in audizione alla Camera, ha invitato i politici all’uso del Mes che «comporterebbe un risparmio di 5 miliardi di interessi in 10 anni».

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, al question time in Senato, ha poi spento le timide speranze di un taglio delle tasse nel prossimo decreto di metà luglio per il quale si chiederà un nuovo scostamento di bilancio. Da una «rivisitazione delle tax expenditures», con una «razionalizzazione strutturale» sarebbe possibile «liberare risorse per ridurre le aliquote», ha detto riportando la riforma fiscale ai tempi pre-lockdown quando si discuteva di ridurre l’Irpef tagliando gli sconti fiscali.

Le risorse sembrano essere state prenotate dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che starebbe studiando un pacchetto di riforma della Cig comprendenti incentivi alle assunzioni, staffette generazionali e detassazione dei premi di produttività. Tra un vertice di maggioranza e l’altro, a volte si parla anche di cose serie.



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