Il delirio imperiale di Macron: ora provoca anche Cina e Russia

La Francia di Emmanuel Macron è ovunque. E l’Eliseo continua a far circolare le sue navi, i suoi aerei e i suoi uomini in tutto il mondo per continuare a sfidare le altre potenze ma anche per imporre la presenza francese in ogni angolo del globo, quasi a lanciare un segnale del fatto che Parigi non molla la presa e vuole essere riconosciuta quale potenza militare al pari delle nazioni che controllano realmente il pianeta.

Dall’inizio della sua presidenza, il capo dello Stato francese non ha fatto mistero di considerare le sue forze armate come parte integrante della sua agenda politica. E molto spesso ha dimostrato di avere come piano quello della “esternalizzazione” dei problemi della Francia. Non riuscendo a risolvere i problemi interni, molte volte il capo dell’Eliseo ha pensato di rispolverare il concetto di grandeur tanto caro alla Francia per dimostrare che la sua presidenza non sarebbe stata inferiore a quella di altri leader.

E così è stato, con un continuo interesse di Macron verso tutti i conflitti e le aree di escalation del mondo. E adesso, dall’Europa orientale all’Africa, passando per l’Oceano Indiano e Pacifico, la Francia continua a inviare i suoi uomini ovunque. Come ultimo afflato di un antico impero che sembra non voler abbandonare al suo destino. Ma che adesso rischia di provocare più di un problema alla Francia nel mondo.

In Africa l’agenda del presidente francese è stata a dir poco iperattiva. Dal Sahel alla parte settentrionale del continente, senza dimenticare l’Africa occidentale e orientale, Macron ha mantenuto i suoi militari in tutta l’area, non solo confermando le forze dell’Operazione Barkhane, (più di 3mila uomini fra Ciad, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso), ma anche con accordi strategici con i singoli governi che hanno visto.