Il futuro dell’Europa passa dai conservatori

Tra i pregiudizi più in voga ai nostri giorni c’è quello di una destra anti europea, chiusa nel proprio nazionalismo (nell’accezione negativa attribuita a questo termine nel contesto italiano), incapace di creare sinergie e collaborazioni con le altre realtà nazionali, tutto il contrario del pensiero conservatore che affonda le proprie radici nell’identità europea. Un malinteso che nasce dalla confusione tra i termini “europeo” ed “europeista” e conseguentemente tra i concetti di Europa e Unione europea. Se da un punto di vista culturale le iniziative di collaborazione tra i conservatori europei sono numerose e di grande spessore, anche il mondo politico testimonia una rinnovata vivacità nell’obiettivo comune di creare una rete e un coordinamento tra i conservatori in Europa. Esperienze come i Vanenburg meetings che riuniscono ogni anno i principali intellettuali conservatori promosse dal Center For European Renewal o iniziative editoriali come “The European Conservative” diretta da Mario Alvino Fantini a cui collaborano pensatori da tutto il vecchio continente, sono l’emblema di questa vivacità così come i numerosi think tank o fondazioni che collaborano reciprocamente.

A questo fermento culturale si unisce l’attività dell’ECR che ieri ha lanciato con un evento a Varsavia intitolato “Il futuro dell’Europa, una nuova speranza”, l’”European tour”, la prima di quindici tappe in altrettante capitali europee per per promuovere una riforma delle istituzioni europee che riporti al centro il principio di sussidiarietà e il rispetto delle sovranità nazionali. L’evento, inaugurato con l’intervento dei co-presidenti dell’Ecr Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia e Ryszard Legutko del partito di governo polacco PiS, ha registrato la partecipazione di importanti voci del mondo politico e culturale conservatore.

Nel suo discorso Fitto ha sottolineato come sia necessario per l’Unione europea andare in una nuova direzione avendo: “più rispetto delle prerogative e sovranità dei singoli paesi” e aggiungendo: “vogliamo una comunità di stati liberi e sovrani che cooperino tra di loro, creando le condizioni per un futuro di prosperità e sicurezza dei propri cittadini. La crisi pandemica ha dimostrato che così com’è strutturata l’Unione europea non è in grado di rispondere efficacemente alle grandi sfide economiche, sociali e di sicurezza del nostro tempo”.

È perciò necessario “proporre con forza una nuova idea di Europa” poiché “un’Europa che delega ad altre potenze il suo ruolo nel mediterraneo è un’Europa che perde la sua vocazione storica, un’Europa che non è in grado di proteggere le proprie frontiere esterne, di non dare una risposta comune alla gravissima problematica dell’immigrazione illegale, lasciando da troppo tempo i singoli Stati soli, è un’Europa che ha fallito”.

Una posizione condivisa anche dal capo delegazione di FdI al Parlamento Europeo Carlo Fidanza che ha affermato la “risposta alle sfide comuni non sia una ulteriore cessione di sovranità nazionale a Bruxelles. Ci sono materie come la politica estera e di difesa o la protezione delle frontiere esterne dall’immigrazione incontrollata che devono vedere un’Europa protagonista. Ma ce ne sono molte altre su cui è doveroso difendere le competenze nazionali previste dai Trattati. Non decida Bruxelles quello che può essere meglio deciso a Roma, Parigi, Budapest o Varsavia”.

Oltre agli italiani Fitto e Fidanza, si sono susseguiti gli interventi del leader di Vox al parlamento europeo Jorge Buxadé, di Zdzislaw Krasnodebski, presidente del gruppo di lavoro ECR e infine del leader del partito bulgaro VMRO Angel Dzhambazki.

Trait d’union tra il mondo politico e quello culturale è la figura di Ryszard Lugutko che, oltre al ruolo nell’ECR, è autore di importanti opere come Demon in Democracy: Totalitarian Temptations in Free Societies ma non è la sola figura culturale ad essere intervenuta in un evento che ha fatto della collaborazione e sinergia tra la politica e il mondo accademico, giornalistico e culturale, la sua forza.

La presenza di David Engels dell’Université libre de Bruxelles (autore dell’importante libro Renovatio europae) e di Chantal Delsol, oltre a Magfalena Bainczyk e Tomasz Grzegorz Grosse, testimoniano un’importante sinergia tra i conservatori europei.

L’auspicio è che questo schema venga replicato nelle altre capitali europee e nell’evento che verrà organizzato a Roma in primavera, alla presenza della neo Presidente del partito dei Conservatori europei Giorgia Meloni, nella commistione tra think tank, fondazioni e e mondo politico può nascere la strada per cambiare questa Europa e costruire una nuova Unione europea delle nazioni finalmente basata sui valori cari al mondo conservatore.



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